| L’ORIGINE
DELLA VAL DI MAGRA
E DEI DEPOSITI FLUVIO-LACUSTRI
A partire dal
Miocene superiore la parte più interna
dell’Appennino Settentrionale viene interessata
da importanti
fenomeni distensivi, probabilmente connessi all’apertura
più ad ovest del Mar Tirreno, che si susseguono
alle
fasi compressive responsabili della strutturazione
della
catena.
In questo processo la litosfera continentale
si assottiglia
progressivamente (rifting), come se fosse sottoposta
ad
una trazione, ed iniziano a formarsi una serie
di fosse di
origine tettonica (graben) e dorsali (horst)
parallele alla
catena.
 |
 |
Una delle depressioni
prodotte dalla dinamica estensionale
corrisponde all’alta e media Valle del
Magra, che si estende
da Pontremoli fino a Gassano, per una lunghezza
di circa 20
km ed una larghezza compresa tra 3 e 7 km. Questa
fossa
tettonica, allungata in direzione NO-SE parallelamente
alla
dorsale appenninica, è delimitata a NE
da un’importante
faglia di tipo normale o diretta ( faglia di
Groppodalosio),
che si sviluppa a ridosso del crinale appenninico
per una lunghezza di circa 35 km, ed a SO da
un alto strutturale
(Horst) che corrisponde alla dorsale tosco-ligure
compresa
tra il M. Picchiara ed il M. Cornoviglio.
Durante la fase tettonica distensiva le precedenti
strutture
compressive (pieghe anticlinali e sinclinali),
originatesi per
il raccorciamento della crosta terrestre, vengono
dislocate
da un complesso sistema di faglie dirette, disposte
in fasce
parallele, che formano gradinate ed in alcuni
casi mostrano
spostamenti verticali (rigetti) di oltre 2000
metri; a queste
faglie si associano altre importanti linee tettoniche
ad
andamento trasversale (NE-SO) che sembrano avere
il
significato di grandi strutture trascorrenti.
Il passaggio in superficie delle faglie spesso
ha lasciato
segni particolarmente evidenti nella morfologia,
creando
gradini e linee di cresta che interrompono il
regolare declivio
dei versanti ( Sella di Compione). Anche nella
forma
della rete idrografica si riscontrano tracce
attribuibili a
movimenti lungo piani di faglia, soprattutto
dove le linee
di frattura intersecano gli alvei di alcuni corsi
d’acqua (T.
Bagnone, T. Taverone e T. Rosaro) provocando
sensibili
variazioni di pendenza ed, in alcuni casi, originando
salti
d’acqua di una certa altezza ( Cascate
della Nerla e di
Pracchiola).
Il regime estensionale continua ad agire tuttora
come
dimostra l’attività sismica recente
della Lunigiana; i terremoti
di intensità massima del IX-X grado MCS
(Scala
Mercalli-Cancani-Sieberg), pari ad una magnitudo
di 6-6.3,
sono focalizzati lungo le faglie dirette e trascorrenti
ad una
profondità di 10-15 Km.
Nella zona assiale e più profonda della
depressione tettonica
della Val di Magra si instaurarono alcuni bacini
lacustri
(bacini di Aulla-Olivola e di Pontremoli) che,
a partire
dal Pliocene medio fino al Quaternario (Pleistocene
inferiore),
furono colmati dai sedimenti provenienti dall’erosione
dei rilievi appenninici ed apuani.
I depositi di riempimento dei bacini (depositi
fluvio-lacustri),
ben esposti lungo le pareti di alcune cave di
argilla
abbandonate ( Cava di Casa Corvi), mostrano caratteristiche
litologiche e stratigrafiche che si ripetono
con una certa
similarità anche in aree piuttosto distanti.
La successione sedimentaria inizia dal basso
con argille
grigio azzurre di ambiente lacustre o palustre
contenenti
sottili letti di lignite, e prosegue verso l’alto,
con sabbie e
ciottoli fluviali (conglomerati) che rappresentano
una fase
di abbondante trasporto solido dei corsi d’acqua
immissari
del lago.
Questo incremento graduale delle dimensioni dei
sedimenti
registra il progressivo riempimento del bacino
lacustre
fino al suo completo interramento.
Al di sopra delle successioni fluvio-lacustri
giace uno spesso
orizzonte di grossi ciottoli di arenaria (conglomerato
monogenico del Macigno) che testimonia un’importante
fase di deposizione innescata dal rapido sollevamento
della dorsale appenninica ed in particolare del
Macigno
che ne costituisce l’ossatura.
Il conseguente aumento dell’energia del
rilievo e dell’attività
erosiva sono la causa dell’imponente accumulo
di
grandi masse di ciottoli allo sbocco delle ripide
vallate che
nel tempo portò alla formazione di conoidi
alluvionali
( Conoide del T. Caprio).
Tra i depositi fluvio-lacustri ed il conglomerato
monogenico
s’interpone talvolta un paleosuolo giallo-arancio
che
testimonia una lunga esposizione agli agenti
esogeni.
|