Secoli
di storia della Lunigiana testimoniati nella
pietra
A partire dalle statue stele di epoca preistorica
per giungere a opere otto-novecentesche,
si può affermare che in Lunigiana
tutto è in arenaria. Anche oltre
il medioevo, l’età della quale
sono rimasti molti edifici monumentali,
la pietra continua ad essere largamente
presente in questo territorio nei secoli
successivi e, quando altrove nell’edilizia
si va diffondendo l’uso del mattone,
le case ed i palazzi lunigianesi hanno continuato
ad essere costruiti in pietra. Anche se
intonacati, gli edifici sono caratterizzati
da portali più o meno decorati, cantonali,
stipiti, cornici, marcapiani, che connotano
l’architettura di questo territorio.
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Bagnone.
Il trasporto dei blocchi di
pietra |
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Pur non essendo l’arenaria
un materiale di facile lavorazione, con
essa sono stati realizzati anche i più
svariati manufatti, dalle macine di mulini
e dei frantoi, alle vasche per conservare
l’olio o per raccogliere l’acqua
per abbeverare uomini ed animali, per
ricordare solo alcune opere, fino a qualche
raffigurazione antropomorfa posta, ancora
nel corso del Novecento, a ornamento e
protezione delle abitazioni. Nelle abili
mani di chi la lavorava, la pietra poteva
talvolta assumere anche forme elaborate,
non dissimili da quelle che si ottenevano
nel più tenero marmo.
Negli ultimi cinquant’anni l’antica
arenaria è stata sostituita nell’edilizia
dall’affermarsi di nuovi materiali
e soltanto recentemente è stata
rivalutata per l’utilizzo in opere
di restauro dei centri storici o per la
realizzazione di elementi architettonici
quali stipiti e portali.
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Pontremoli.
Abside romanica della
chiesa di S.Giorgio |
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Le
più antiche testimonianze della vita
in Lunigiana sono costituite dalle statue
stele, realizzate dalle popolazioni preistoriche
e dai Liguri apuani, abitanti di questa
valle, a partire dall'età del rame
e del ferro fino al III secolo a.C.
Si tratta di raffigurazioni sia maschili
che femminili, le prime corredate di asce
e pugnali, le altre con ornamentazioni di
collane e goliere, la cui funzione è
ancora in parte misteriosa anche se gli
studiosi sono propensi a ritenerle divinità
protettrici. Sono state ottenute da blocchi
di arenaria compatta, di cui recentemente
si sono studiati i sistemi di lavorazione,
desunti dalle tracce osservate sulla superficie
(Mannoni, 1994). Il blocco di pietra, ricavato
da un affioramento o da un masso erratico,
prima di essere scolpito veniva portato
ad una forma geometrica regolare mediante
una lavorazione a percussione con ciottoli
di pietra dura e compatta. Dopo la sbozzatura,
con una percussione più leggera si
otteneva il bassorilievo, cioè un
abbassamento delle superfici eccettuate
quelle destinate alla raffigurazione dei
particolari anatomici: braccia, clavicole,
mani, seni. La rifinitura era ottenuta con
lame di selce, che essendo più dura
sia dei feldspati che del cemento calcitico
dell'arenaria, ma meno del quarzo in essa
contenuto, procedeva a mo' di sega, disaggregando
ed asportando anche i granuli di quarzo.
Il Medioevo è un’età
importante per la valle del Magra, area
di transito caratterizzata da agevoli percorsi
di collegamento tra il Nord e il centro
del Paese. Una delle più interessanti
testimonianze di questo periodo può
essere considerato il Labirinto, un bassorilievo
scolpito su di una lastra in arenaria (87
x 58 x 7 cm) che si conserva nella chiesa
di San Pietro a Pontremoli, ma già
appartenente all’antico edificio benedettino.
Il Labirinto,
com’è noto, è raffigurazione
molto antica. La sua presenza è da
ricondurre ad un ben preciso significato
simbolico, in relazione alla complessità
del cammino, sia fisico che percorso spirituale,
lungo il quale nessuna biforcazione deve
riuscire ad ingannare il pellegrino. Per
questo è immagine ricorrente lungo
le vie del pellegrinaggio, tra le quali
appunto la Francigena, che attraversava
il territorio lunigianese. Come attestano
i caratteri epigrafici, quando in epoca
moderna il significato originario del rilievo
è andato smarrito, si è provveduto
a rievocarlo con l’inserimento al
centro del simbolo cristologico dell’IHS,
accompagnato da un’iscrizione che
costituisce esplicito invito: SIC CURRITE
UT COMPREHENDATIS; non più quindi
rappresentazione delle difficoltà
nel viaggio del pellegrino, ma simbolo di
un percorso di conoscenza che porti alla
Verità, a Dio.
In età medievale pievi e cappelle
romaniche erano per lo più costruite
in bozze o conci d’arenaria, probabilmente
ad opera di maestranze itineranti abili
nella lavorazione della pietra e nella costruzione
di edifici. Queste chiese erano talora accuratamente
decorate con un elaborato apparato ornamentale,
come testimoniano il paramento esterno delle
absidi ed i capitelli pervenutici, caratterizzati
da una ricca figurazione con elementi del
bestiario medievale, ornati vegetali, figure
simboliche.
Le più significative attestazioni
si sono conservate in alcune chiese della
Lunigiana orientale (Pieve San Paolo, S.Maria
di Pognana, SS. Cornelio e Cipriano di Codiponte),
poste in un’area in cui l’arenaria
è stata cavata e lavorata sino a
tempi recenti.
In pietra anche gli elementi d’arredo
degli edifici religiosi, come confermano
alcuni fonti battesimali trecenteschi che
sono giunti fino a noi e sicuramente anche
le statue andate quasi completamente perdute.
Di queste una, ascrivibile al XV secolo,
è ancora conservata nella cappella
di S. Giorgio a Filattiera e raffigura S.
Antonio abate, l’eremita orientale
venerato nelle vesti di monaco. Fino al
XVII-XVIII secolo, quando il marmo ricavato
dalle vicine Apuane comincia a sostituirsi
alla pietra nell’arredo sacro, numerosi
erano anche gli altari in arenaria dei quali
troviamo ancora testimonianza nelle chiese
di Comano, Verrucola e Turlago, paesi nei
quali più a lungo è attestata
la presenza di scalpellini.
L’impiego della pietra nelle chiese
continua in Lunigiana anche in epoca rinascimentale.
Nel XV secolo a Pontremoli si aprono alcuni
importanti cantieri nei quali è attestata
la presenza di maestranze lombarde, comasche
e luganesi, esperte nella lavorazione della
pietra. Queste sono occupate nella realizzazione
di opere nel convento e nella chiesa della
SS. Annunziata, innalzati sul finire del
secolo, nel convento di S. Francesco all’epoca
ampliato e in alcuni palazzi del borgo.
Sul finire del Cinquecento a Fivizzano,
l’altro importante polo estrattivo
della pietra dopo Pontremoli, viene ricostruita
su modelli fiorentini la chiesa dei Santi
Iacopo ed Antonio che si presenta ancora
oggi a tre navate scandite da colonne in
arenaria e nella quale diversi altari laterali
sono tuttora in pietra.
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Verrucola
- Fivizzano.
Chiesa di Santa Margherita.
Altare maggiore |
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Verrucola
- Fivizzano.
Chiesa di Santa Margherita.
Particolare dell'Altare maggiore |
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Nel
corso del Sei- Settecento, una stagione
economicamente florida per questo territorio,
l’uso dell’arenaria trova la
sua massima espressione negli elaborati
portali dei palazzi e delle chiese. Sono
giunti numerosi fino a noi, anche in centri
minori, testimoniando con la loro raffinata
esecuzione l’alto livello di specializzazione
che i maestri scalpellini avevano raggiunto
in tale periodo. La conoscenza del materiale
impiegato e la competenza acquisita nella
sua lavorazione hanno fatto sì che
molti manufatti si conservassero per secoli.
Sono state realizzate in pietra anche sculture,
espressioni della cultura popolare. Si tratta
per lo più di volti, collocati sopra
i portali o in posizione ben visibile sulle
facciate delle abitazioni, probabilmente
con funzione apotropaica, di difesa cioè
dalle forze malefiche, in primo luogo dal
demonio. Questo sembra trovare conferma
nella presenza, ad esempio a Cervara, nel
pontremolese, di un faciòn, come
localmente queste sculture vengono chiamate,
che aggettante a tutto tondo domina dall’alto
di una abitazione sul cui paramento si trova
raffigurato più in basso, sempre
a rilievo sulla pietra, il diavolo. I caratteri
costruttivi dell’abitazione su cui
queste due sculture sono poste, le rendono
riconducibili al XVI- XVII secolo, ma la
consuetudine di collocare figure sugli edifici
è attestata anche in periodi successivi;
come confermano molti racconti popolari,
la diffusa paura per il demonio del mondo
medievale continua anche in epoca moderna,
quando al diavolo venivano ricondotte disgrazie,
rovine materiali e morali. La pietra conserva
qui, quasi ad esorcizzarla, la sua immagine
mostruosa e inquietante, con un’enorme
testa segnata da due corna; e con essa permangono
anche gli enigmatici facion, posti a difesa
dei suoi malefici.
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Cervara
- Pontremoli. "Facion"
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Cervara
- Pontremoli. "Facion"
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L’impiego
della pietra continua capillarmente anche
nel corso dell’Ottocento, quando questa
valle è segnata dalla realizzazione
di importanti opere come il completamento
della strada della Cisa e la costruzione
della linea ferroviaria Parma–La Spezia.
Lungo la carrabile, il Governo parmense,
da cui dipende alla metà del secolo
l’alta Val Magra, collocherà
le prime targhe di indicazione viaria in
arenaria; i cantieri della ferrovia saranno
caratterizzati da un diffuso impiego della
pietra Macigno con la presenza di centinaia
di scalpellini e muri di contenimento talvolta
imponenti, stazioni, gallerie sono costruiti
con la pietra lavorata. Sul finire del secolo,
al termine della costruzione della ferrovia,
l’arenaria verrà commercializzata
anche fuori della Lunigiana, a Genova e
in altre località liguri per un impiego
soprattutto nelle pavimentazioni.
L’uso della pietra nell’edilizia
continuerà anche nel corso dei primi
decenni del Novecento di cui si segnalano
alcune significative opere realizzate nel
borgo di Bagnone.Tra queste interessante
risulta il fregio che orna la facciata del
Dopolavoro, poi Teatro, articolato in una
serie di rilievi che raccontano il lavoro
e la vita rurale lunigianese. Realizzato
all’inizio degli anni Trenta da Francesco
Pretari, uno scalpellino locale, su disegno
di Augusto Magli un artista della vicina
Spezia, raffigura l’opera dello scalpellino
e del muratore e scene di lavori agricoli;
vi sono raffigurate la mietitura, la molitura,
vi compaiono momenti di vita domestica con
la famiglia riunita attorno al fuoco per
la veglia serale. Si tratta di un bassorilievo
di accurata progettazione ed esecuzione,
che illustra le attività del mondo
lunigianese dei primi del Novecento, svolte
secondo modi e forme rimasti immutati per
secoli.
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Filattiera.
Tabella viaria ottocentesca
in arenaria |
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