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Complesso Forestale: |
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Occupa una superficie di 322 ettari , tutti
nel Comune di Pontremoli, dal cui centro
abitato dista circa 20 Km .
L'intera area è patrimonio
indisponibile della Regione Toscana ed è gestita
con delega dalla Comunità Montana
della Lunigiana.
Il complesso demaniale è stato
trasferito alla regione Toscana in seguito
all'applicazione dell'art. 11 della Legge
del 16.05.1970, n. 281, mentre la delega
alla Comunità Montana
della Lunigiana per la gestione del complesso è scattata
a far data dall'01.01.1977 con consegna avvenuta
con verbale del 15.02.1977.
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Aspetti
geomorfologici e climatici: |
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La
Foresta del Brattello, a cavallo dello spartiacque
tosco-emiliano, con andamento prevalente sud-ovest
- nord-est, si estende tra il passo omonimo
e il Passo del Borgallo tra le quote di 900
e 1125 (M.te Cucco) m s.l.m.. Il paesaggio si
presenta moderatamente acclive, ma non mancano
zone con affioramenti rocciosi e/o con pendenza
oltre il 50%. I corsi d'acqua che solcano l'area
sono brevi e, tranne pochi casi, correlati con
l'andamento pluviometrico stagionale. Le formazioni
arenacee caratterizzano geologicamente l'area.
Il clima è di tipo ‘mediterraneo', con
piogge concentrate nel periodo autunnale (massimo
in novembre) e decrescenti in maniera sensibile
a partire da maggio (minimo in luglio) e temperature
minime nel mese di gennaio e massime nel mese
di luglio. Da segnalare la presenza frequente
delle precipitazioni nevose nel periodo invernale,
che comunque difficilmente portano a coprire
continuativamente per più di un mese
il terreno e mai con spessore oltre i 2 metri
, e l'azione negativa, soprattutto sui soprassuoli
forestali, della galaverna (unita all'azione
del vento). |
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I
paesaggi forestali, l'uomo, le specie vegetali
presenti: |
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Come
ricordato in precedenza, la Foresta del Brattello
assolveva principalmente a funzioni di tipo
silvo-pastorale, con cedui (principalmente faggio
e castagno) e spazi pascolivi e aperti. L'avvento
del Demanio e l'allontanamento della popolazione
contadina hanno ridefinito in maniera forte
l'attività zootecnica, hanno fatto arretrare
le formazioni aperte a favore dei boschi e ha
portato ad una gestione che prevedesse la funzione
preminentemente protettiva e conservativa del
suolo, con incessanti rimboschimenti di conifere,
e in minor misura di latifoglie; oltre alla
valenza protettiva e di conservazione, la gestione
demaniale ha inserito anche quella sociale,
legata alla fruizione ambientale e turistica
dell'area.
Sono proprio i boschi
di conifere a prevalere attualmente all'interno
del Complesso: il pino nero (Pinus nigra) è
la specie più diffusa (circa il 35% della
superficie boscata totale), seguito da douglasia
(Pseudotsuga menziesii), abete rosso (Picea
abies), abete bianco (Abies alba), pino silvestre
(Pinus sylvestris), larice (Larix decidua);
il piano erbaceo è quasi esclusivamente
occupato da paleo rupestre (Brachypodium rupestre).
I boschi di latifoglie (ceduo
o fustaia transitoria o alto fusto) contemplano
faggio (Fagus sylvatica), castagno (Castanea
sativa), cerro (Quercus cerris), con carpino
bianco (Carpinus betulus), acero montano (Acer
pseudoplatanus), salicone (Salix caprea), nocciolo
(Corylus avellana), ciliegio (Prunus avium),
ontano napoletano e robinia (Alnus cordata e
Robinia pseudoacacia: di chiara origine artificiale),
localizzati risarcimenti di betulla (Betula
pendula) e pioppo tremolo (Populus tremula).
I piani arbustivo ed erbaceo
e gli arbusteti veri e propri sono per lo più
rappresentati da brugo (Calluna vulgaris), ginepro
comune (Juniperus communis), ginestra dei carbonai
(Cytisus scoparius), ginestra tubercolosa (Genista
pilosa), erica carnicina (Erica carnea: qui
in uno dei suoi limiti nella distribuzione meridionale),
mirtillo (vaccinium myrtillus), felce aquilina
(Pteridium aquilinum), Sparviere dei boschi
(Hieracium sylvaticum), luzula (Luzula sp.),
camedrio scorodonia (Teucrium scorodonia), migliarino
capellino (Avenella flexuosa).
Lungo il corso dei principali
torrenti è presente una tipica vegetazione
igrofila riparia, le cui specie dominanti sono
l'ontano bianco (Alnus incana) e l'ontano nero
(Alnus glutinosa). |
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Fauna: |
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In
ogni ambiente che troviamo nel Complesso in
questione può farci capolino la lepre;
uniformemente presenti anche il cinghiale e
la volpe. Non è difficile avvistare,
soprattutto nei boschi misti di conifere e latifoglie,
l'agile scoiattolo; tra gli altri mammiferi,
troviamo, anche se più difficili da incontrare,
l'istrice, il tasso, la donnola, la faina e
la timidissima puzzola. Un discorso a parte
merita il capriolo, per il quale il Brattello
rappresenta una zona di recente colonizzazione.
Gli uccelli sono per lo più rappresentati
da specie comuni a tutti i boschi della Toscana:
i soavi canti di capinere, luì piccolo,
pettirossi, fringuelli, scriccioli, ghiandaie
accompagnano chi si inoltra in queste selve,
così come quelli di ciuffolotti, tordi,
cince, cuculi, specie, queste ultime, più
tipiche dei soli boschi appenninici. Da segnalare
la presenza dello zigolo muciatto (specie di
interesse comunitario) e del pecchiaiolo, rapace
ecologicamente più specializzato rispetto
ai più adattabili e diffusi poiana e
sparviero. Il vicino Valico del Brattello
è inserito dalla Regione Toscana tra
i passi montani interessati dalle rotte di migrazione
dell'avifauna, quindi tra le zone da proteggere
per i fenomeni di concentrazione nel tempo dei
flussi migratori. |
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Indirizzi gestionali: |
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Come
già esplicitato, il Complesso Forestale
assolve attualmente funzioni protettive, di
conservazione e legate alla fruizione ambientale
e turistica. Da perseguire è, oltre quindi
alla conservazione e all'evoluzione dei soprassuoli
presenti, un'azione finalizzata alla valorizzazione
ed alla diversificazione dell'offerta escursionistica
mediante interventi per il miglioramento delle
infrastrutture presenti (recupero di fabbricati
come punto sosta o rifugio e relativa creazione
di aree attrezzate) e dei sentieri (con creazione
di percorsi per mountain-bike), così
come l'evidenziazione delle testimonianze storiche
ritrovabili nell'area. |
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Fruibilità : |
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La
situazione sentieristica nel Complesso è
buona, ma abbisogna di migliorie, per favorire
la fruizione turistica, e di limitazioni di
transito, per arginare l'effetto antropico soprattutto
in determinati periodi legati alla raccolta
dei funghi e all'attività venatoria.
La Foresta è anche interessata da un
tracciato che collega la rete sentieristica
dell'alta Via dei Monti Liguri (A.V.) con quella
relativa alla Grande Escursione Appenninica
(G.E.A.), che a sua volta va a collegarsi più
in basso, in località Grondola, con la
rete di sentieri del Trekking Lunigiana (T.L.).
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| Come raggiungerlo: |
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In
auto:
Il Complesso Forestale del
Brattello si colloca in prossimità dell'omonimo
Passo all'estremità nord-ovest della
Toscana nella Provincia di Massa-Carrara: per
giungervi si esce dall'Autostrada A15 a ‘Pontremoli',
si imbocca la E 31 e poi, superata la cittadina
di Pontremoli, si svolta a sinistra sulla SP
39, in direzione Grondola - Borgo Val di Taro;
da tale SP, in corrispondenza del Passo del
Brattello, a sinistra provenendo da Pontremoli,
si origina la Strada Comunale Passo del Brattello-Cervara
che costituisce l'asse portante della rete viaria
interna del Complesso.
In treno:
La stazione ferroviaria di
riferimento è Pontremoli lungo la linea
Sarzana - S. Stefano di Magra - Parma, raggiungibile
con treni “regionali” o “interregionali” che
consentono il trasporto di biciclette. A Pontremoli
è poi disponibile un servizio bus del
Consorzio Apuano Trasporti (CAT) che effettua
due corse giornaliere limitate alla frazione
di Bratto, situata a circa 2 Km dal passo del
Brattello.
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