Cenni morfologici
La Lunigiana, inserita tra la
pianura Padana e il M.Ligure, si presenta con
caratteri morfologici complessi ed accidentati.
Strette e profonde valli percorse da corsi d'acqua
a carattere spiccatamente torrentizio, colline,
montagne e fosse tettoniche, costituiscono il
carattere dominante della regione.
Questa conformazione ha condizionato anche gli
effetti di ordine geografico e umano, il più
spiccato e generale è certamente l'ostacolo
che l'idrografia pone alle comunicazioni.
Per i motivi succitati, anche nel campo dell'agricoltura
si hanno ripercussioni sfavorevoli.
E' da rilevare come le aree di coltivazione intensiva
ne risultino necessariamente diminuite e frazionate,
molto caratteristico è anche il fatto che
si trovino spesso a contatto zone fertili con
altre scarsamente coltivate.

In particolare, gli elementi morfologici principali
sono rappresenati da gruppi montuosi e fosse
tettoniche.
I rilievi sono rappresentati dall'Appennino tosco-emiliano,
nella sua parte iniziale, a SE delle Alpi Apuane
e nella parte SO dall'Appennino ligure, tra questi
rilievi sono poste le fosse tettoniche del Magra.
Il rilievo dell'Appennino tosco-emiliano presenta
una morfologia che va lentamente degradando verso
il fiume Magra, passando da terreni arenacei
(macigno), alla formazione delle "argille e calcari",
al Flysch di M.Caio, fino a raggiungere nel graben
del Magra i depositi lacistri pliocenici ed i
terrazzi fluviali.
Come già precedentemente accennato, la
catena appenninica, in loco, presenta un'asse
direzionale alquanto regolare, che dal Passo della
Cisa con direzione NO-SE arriva fino al Passo
di Pradarena, con una spiccata continuità di
catena.
La natura arenacea del terreno e l'immersione
degli strati nei versanti emiliani, comporta
una assimetria della catena con forte contrasto
tra il versante tirrenico ed il versante volto
alla pianura Padana.
Il primo presenta fianchi a reggipoggio assai
ripidi, modellati in una serie di costole trasversali
disposte come denti di pettine rispetto all'asse
della catena e delimitati da una serie di faglie
dirette che vanno poi a formare la fossa tettonica
del Magra.
Il secondo si presenta molto meno acclive con
ampie vallate longitudinali e strati a franapoggio
che, verso est, si immergono sotto formazioni
collinose di età più recente.
Il rilievo dell'apennino ligure sud orientale
si estende lungo la destra idrografica del fiume
Magra, la disposizione dei rilievi si presenta
molto più irregolare e con altezze più modeste
rispetto all'appennino tosco-emiliano, non si
riconoscono infatti assi direzionali significativi.
I rilievi sono costituiti generalmente da formazioni
sedimentarie tipo "Arenaria Superiore",
o in certi casi da rocce verdi (serpentine, diabasi,
ofioliti); oltre alla presenza di formazioni calcareo-marmose
tipo "Flysch" del M.Caio.
Passando al rilievo apuano che sbarra il graben
della Magra verso sud, si può facilmente
notare come tale gruppo si differenzi da tutti
gli altri rilievi appenninici per le forme aspre
ed accidentate delle montagne.
La particolare struttura geologica del complesso
apuano, ereditata dalla sua travagliata origine, è stata
influenzata dal lavoro delle acque.
Tra l'altro le rocce eminentemente carbonatiche,
per la loro spiccata solubilità in acqua,
potenziata dall'anidride carbonica contenuta dall'acqua
piovana, hanno subito la trasformazione del carbonato
di calcio in bicarbonato di calcio, che essendo
più solubile, ha dato origine al fenomeno
del carsismo, molto ben apprezzabile nelle grotte
di Equi.
Il piegamento e la metamorfosi delle rocce hanno
fatto in modo che le stesse venissero stirate
secondo direzioni ben definite, conferendo alla
maggior parte delle formazioni un buon grado
di scistosità.
Agendo sulle superfici di scistosità così formate
invece che sulle altre superfici di minor resistenza
meccanica della roccia, l'acqua piovana, coadiuvata
dagli altri agenti fisici erosivi ha evidenziato
nelle forme di paesaggio attuale l'asimmetria
del rilievo.
Versanti molto acclivi con forti dislivelli morfologici
ad ovest sono infatti contrapposti a versanti
generalmente più addolciti e molto più praticabili
ed est.
Le fosse tettoniche sono una delle caratteristiche
più salienti del paesaggio morfologico
lunigianese.
Queste strutture tettoniche dette anche "Graben",
sono vere e proprie depressioni costituite da
fasce di terreni sprofondati rispetto a quelli
che li fiancheggiano dai due lati per un doppio
sistema di faglie subparallele disposte a gradini
successivi.
Si possono individuare diversi graben che si
estendono dalla Garfagnana all'area spezzina,
la fossa princiaple è però quella
del medio corso del fiume Magra che si estende,
con direzione NO-SE, dai piedi della Cisa fino
alla valle del Lucido per una lunghezza di circa
20 Km. e larghezza media di Km. 5 e separa i
contrafforti dell'Appennino ligure da quelli
dell'Appennino tosco-emiliano.
Dall'esame delle pianure alluvionali solcate
dal Magra e formate dai depositi fluvio-lacustri,
che dal Pilocene fino al Quaternario hanno colmato
il fondo della fossa, si può rilevare
la presenza di tre bacini isolati e separati
da soglie rocciose: il bacino di Pontremoli a
nord, il bacino di Filattiera Villafranca ed
il bacino di Olivola.
In definitiva si può comunque affermare
che l'agente modellatore di gran lunga prevalente
del nostro appennino e di conseguenza di tutta
la Lunigiana sia stata l'erosione delle acque
correnti, ma esse, lavorando su materiale che
variamente si opponeva allo scolpimento e modellamento,
hanno forgiato in modo diverso i rilievi e le
vallate.
La forma ondulante e comunque addolcita di fianchi
o di dorsali, le valli larghe ed aperte, si alternano
con forme di montagne più rudi e talvolta
veramente aspre, accompagnate da valli ristrette
e da vere e proprie gole.
Particolare spicco riveste il contrasto tra le
rocce calcaree, arenacee e quelle argillose e
marmose, quando, come spesso avviene, partecipano
alla stessa costruzione di un rilievo.
All'Appennino è mancato su vasta scala
il fenomeno del modellamento glaciale, che per
gran parte delle Alpi ha avuto invece un'impronta
notevolmente unitaria.
Gli alti monti appenninici ebbero comunque anche
essi i loro ghiacciai con caratteristiche simili
a quelle degli odierni ghiacciai alpini.
Essi rimasero confinati persso le sommità,
o nelle porzioni più alte delle valli,
il loro effetto sulla modellazione del suolo
fu pertanto molto circoscritto e meno profondo.
Il periodo in cui si formarono i ghiacciai è probabilmente
il Wurmiano che chiude il ciclo delle glaciazioni
quaternarie nell'Europa, il limite delle nevi
perenni scese a 1300-1550 metri.
Le testimonianze di tale fenomeno sono rappresentate
da considerevoli quantità di deposito
morenico, da laghetti, da circhi e da massi erratici
che si possono osservare ai piedi delle morene
presenti in varie aree dell'Appennino, sia ligure
che tosco-emiliano.
Alla complessità morfologica della Lunigiana,
corrisponde un'altrettanta varia e complessa
situazione geologica.
I terreni affioranti, cronologicamente compresi
tra il paleozoico ed il quaternario, appartengono
però a complessi stratigrafici diversi
e tra loro legati a rapporti tettonici di grande
importanza.
Nell'area lunigianese possono essere individuate
almeno tre rilevanti unità tettoniche
che geometricamente si trovano una sovrapposta
all'altra.
L'unità più bassa e antica è rappresentata
dal complesso apuano che presenta un diffuso
metamorfismo che ha dato origine ai famosi marmi
apuani.
Sopra questo complesso va a porsi la falda toscana
non metamorfica, costituita in zona prevalentemente
dall'arenaria oligocenica tipo macigno, di cui è costituita
la dorsale dell'appennino tosco-emiliano.
La formazione del macigno presenta una stratificazione
piuttosto netta con potenza media oltre il metro,
in modo più limitato, tale formazione arenacea
è accompagnata dal sistema delle scaglie
rosse, varietà di rocce con tipica facies
argilloso-marmosa di età cretacica, geometricamente
sottostanti al macigno.
Sopra la falda toscana si colloca la falda ligure,
la quale, da parte di numerosi Autori recenti
viene separata in tre gruppi distinti:
- Liguridi di transizione;
- Liguridi esterne;
- Liguridi interne;
Le liguridi di transizione più comunemente
denominate "Unità di Canetolo" sono
rappresentate in modo particolare dalla formazione
delle argille e calcari tipo Groppo del Vescovo
che dominano i rilievi meno accentuati dando
origine ad una conformazione morfologica dolce
ed arrotondata.
Il complesso di Canetolo presenta spessore dei
terreni molto variabile e gli stessi sono posti
in maniera discordante sopra la falda toscana
non metamorfica.
L'età dell'unità è posta
tra il cretaceo e l'eocene.
Le liguridi esterne sono formate da un complesso
di base costituito da calcari alternati con argille
fissili, brecce a elementi calcarei, diabasi,
etc. .
Al di sopra di questo complesso troviamo la serie
del flysch ad helmintoidi tipo M.Caio, che si
presenta con la tipica sequenza monotona di strati
calcareo-marnosi che, oltre ad una significativa
presenza areale, si distinguono per grande uniformità e
potenza.
L'età di tali formazioni è compresa
tra il giurese e il cretaceo.
L'arenaria di M.Molinatico, più comunemente
nota col nome di arenaria Superiore è la
formazione più significativa in rappresentanza
delle liguridi interne.
Dal nome stesso la troviamo limitatamente nella
zona del M.Molinatico e dintorni, ed è rappresentata
da una potente serie di strati di arenaria grigio-verdastra
del senoniano.
Sia la falda toscana che le falde liguri a differenza
dell'autoctono toscano, sono di origine alloctona
e si sono sedimentate in bacini marini posti
a SO del mar Tirreno.
Da tali bacini si sono verificati, a causa di
spostamenti orogenetici compressivi, spostamenti
laterali a pieghe di ricoprimento, traslate al
di sopra dell'autoctono toscano, il quale, successivamente
a tale ricoprimento, ha subito il solo movimento
verticale di sollevamento, emergendo, per mezzo
di una rapida erosione in finestra tettonica,
sopra la falda stessa di ricoprimento.
Questa ipotesi faldistica si basa soprattutto
sul fatto che i terreni più recenti si
trovano sotto formazioni più vecchie.
L'edificio appenninico può dunque essere
interpretato come un complesso formato da più falde
sovrapposte.
Le fasi tettoniche responsabili del fenomeno
possono essere datate dall'inizio del cretaceo
fino all'eocene.
Terminati tali movimenti di ricoprimento di natura
compressiva, ebbero probabilmente inizio nel
periodo tortoniano, movimenti di tipo distensivo.
Questi movimenti rigidi si verificarono attraverso
grosse fatture (faglie dirette) che andarono
ad interessare le pieghe precedentemente sovrascorse,
creando aree di sollevamento "horst"
che attualmente di identificano con il rilievo
appenninico sulla destra e sulla sinistra orografica
del fiume Magra ed aree di depressione "graben" lungo
la valle.
Successivamente iniziarono nel periodo villafranchiano
i movimenti di sollevamento delle Alpi Apuane
che provocarono lo sbarramento del corso del
fiume Magra e la conseguente formazione di bacini
lacustri, rapidamente colmati da sedimenti provenienti
dall'alterazione e disfacimento del rilievo appenninico.
Infine i depositi più recenti di origine
alluvionale sono andati a ricoprire e livellare
il "graben".
Tali formazioni neogeniche di sovente risultano
terrazzate, sia per recenti fenomeni tettonici,
che per ricorrenti erosioni fluviai dovute a
forti variazioni climatiche che si verificarono
nel periodo delle glaciazioni quaternarie.
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