Inquadramento agro-forestale
La presente descrizione è stata
eseguita a partire dalle informazioni disponibili
sul comprensorio amministrato dalla Comunità
montana della Lunigiana, facendo riferimento all'inventario
Forestale della Regione Toscana, al piano territoriale
di coordinamento della Provincia di Massa ed in
particolar modo si è attinto dalle informazioni
contenute nel " Piano di forestazione e sistemazione
idraulico-forestale della Lunigiana " ancora
attualmente in fase di realizzazione, che sono
disponibili per circa 55.000 ettari su un totale
di 70.000 ettari di superficie.
Le citate fonti sono recenti e sono strutturate
in modo da ottenere dati statistici attendibili
su tutto il territorio.
Pertanto i dati elaborati sotto forma di superfici
e di percentuali relative al territorio derivano
da informazioni dell' I.F.T.; le informazioni
relative al " Piano di forestazione e sistemazione
idraulico-forestale" sono invece riferite
esclusivamente ai bacini idrografici gia studiati
e portati a termine che riguardano in particolare
i seguenti bacini:
T. Alto Magra T. Basso Taverone
T. Gordana T. Civiglia
T. Betigna T. Mangiola
T. Magriola T. Rosaro - Mommio
T. Verde T. Alto Taverone
T. Bagnone T. Penolo - Cisolagna
T. Monia T. Caprio
Cenni sulla vegetazione
naturale
La Lunigiana è interessata da tre principali
orizzonti di vegetazione identificabili con tre
diverse combinazioni di caratteristiche microclimatiche
e pedologiche.
Partendo dalle aree montane e procedendo verso
valle si incontrano le seguenti formazioni:
• Boschi misti termofili;
• Boschi misti mesofili;
• Faggete;
• Vaccinieti e praterie di crinale;
Boschi misti termofili
Questa categoria risulta distribuita su un'area
compresa a partire dal corso del Magra fino ai
600 metri s.l.m..
Le specie arboree che costituiscono la composizione
prevalente sono Cerro, Roverella a cui si uniscono
con minore copertura, Orniello, Carpino nero,
Leccio, Castagno e Acero campestre.
Si tratta quasi sempre di soprassuoli governati
a ceduo sui quali si riconoscono tutt'ora regolari
utilizzazioni. Essendo questa l'area più
antropizzata dei due bacini, sono presenti numerosi
tratti degradati per cause legate al fuoco.
Gli incendi sono per altro la probabile causa
dell'esistenza di formazioni, esempio di degradazione
del roverelleto o del cerreto-roverelleto, attualmente
costituite fisionomicamente da boschi infraperti
ad elevata colonizzazione di arbusti tra i quali
spiccano la Ginestra odorosa e le Eriche.
Quando la presenza umana ha spinto la coltivazione
del Castagno in quest'area, le condizioni climatiche,
senz'altro limitanti per questa specie, hanno
determinato, in concomitanza con l'abbandono delle
campagne e con il contributo del fuoco, il declinio
di questa forma di coltivazione, riportando queste
formazioni verso forme di vegetazione più
spontanee. In questo caso ci troviamo di fronte
a soprassuoli che presentano un'ossatura principale
di Castagno (in qualche caso individui sparsi
da frutto) all'interno della quale si è
sviluppata una vegetazione spontanea costituita
principalmente da Cerro, Roverella e Orniello.
Boschi mesofili
Queste formazioni boscate sono situate nella fascia
altimetrica compresa tra i 600 e i 1.000 m s.l.m.;
sono costituite da una mescolanza di Carpino nero,
Cerro, Castagno, Acero campestre, Acero montano,
Acero opalo, Sorbo ciavardello, Sorbo montano,
Maggiociondolo, Carpino bianco e Nocciolo.
La dislocazione di questi soprassuoli appare assai
influenzata dall'esposizione che, soprattutto
con il fattore temperatura e calore, determina
abbassamenti od innalzamenti delle quote di distribuzione
agendo anche su una maggiore o minore ricchezza
floristica soprattutto in relazione alla componente
di specie a portamento arboreo.
Infatti mentre sui versanti esposti a Nord incontriamo
una formazione costituita dall'alternarsi continuo
di soprassuoli a dominanza di Carpino nero, con
altri misti con Cerro e Castagno talora Faggio,
Ontano bianco, Nocciolo, ad altri ancora a prevalenza
di Ontano bianco, Salicone , Nocciolo e raro Faggio
(quindi formazioni miste o a prevalenza- specie
temperamento intermedio), nei versanti esposti
a sud la variabilità floristica si riduce
fortemente dando spazio a soprassuoli a quasi
totale dominanza di Cerro, Roverella e Carpino
nero (formazioni pure o a prevalenza - specie
di temperamento estremo).
Quest'ultima specie peraltro è presente
soprattutto nei tratti degradati e nelle zone
di impluvio.
Nella maggior parte si tratta di soprassuoli governati
a ceduo dei quali soltanto una piccola parte in
stato di avanzato invecchiamento.
Sotto il profilo fisionomico quindi sono soprassuoli
che si presentano piuttosto chiusi con copertura
quasi sempre completa.
Queste condizioni fanno sì che il piano
arbustivo manchi del tutto nel sottobosco presentandosi
invece nelle aree di chiaria e lungo i bordi delle
formazioni.
Faggete
Questa è una formazione piuttosto vasta
situata nelle parti alte dei rilievi montani.
Le caratteristiche di questi soprassuoli sono
piuttosto omogenee in quanto si riconosce quasi
sempre una composizione dello strato arboreo pura
con eccezione delle formazioni situate al contatto
con i boschi di latifoglie eliofile dove il Faggio
si mescola al Castagno, Cerro, Carpino nero e
Carpino bianco.
Questa formazione può essere suddivisa
almeno in due fasce la cui separazione è
imputabile alla quota, alla morfologia ed alle
caratteristiche del terreno.
Infatti, a partire dalla quota 1600 circa sino
a quella dei 1700 la faggeta vive in stazioni
assai limitanti risalendo in alto in maniera discontinua
fino a contendersi lo spazio con i vaccinieti.
Si tratta in questo caso di formazioni vegetanti
appena al di sotto del limite della vegetazione
arborea dove le condizioni climatiche non permettono
più, qualunque specie vi vegeti, di assumere
una conformazione della chioma di tipo arboreo.
Il Faggio in questa fascia si presenta infatti
a portamento prostrato, quasi arbustivo con fusti
contorti e policormici.
Nelle parti basse, intorno alla quota dei 1000
metri, incontriamo talvolta formazioni estremamente
miste soprattutto dove si registra l'ingresso
del Carpino nero che porta con sé una serie
di altre specie tra le quali Cerro, Castagno,
aceri e Ontano bianco.
Vaccinieti e praterie di crinale
Si tratta di una formazione situata sul limite
della vegetazione ed interessa una limitata porzione
di territorio montano ed in particolare sul crinale
appenninico tosco-emiliano.
Le principali specie che costituiscono questa
formazione sono rappresentate da ericacee tra
le quali domina il Mirtillo nero, il Mirtillo
rosso. Le specie sopra elencate costituiscono
uno folto strato continuo a cuscinetto, difficilmente
penetrabile dal quale emergono sporadici individui
di Rosa pendulina, Rododendro ferrugineum e Sorbo
degli uccellatori.
Tipologie di uso del suolo
Il territorio della Lunigiana risulta per buona
parte boscato con 55.757 ettari di soprassuoli
forestali che determinano l'indice di boscosità
più elevato di tutte le comunità
montane della toscana (0.7).
Le tipologie di uso del suolo che si incontrano
nel territorio della Lunigiana sono le seguenti:
• Colture agricole erbacee ed arboree da
frutto;
• Colture e formazioni forestali;
• Altre superfici.
Nell'ambito del primo gruppo sono presenti 6 sottocategorie:
1- seminativi: si tratta di aree interessate per
la maggior parte da foraggicolture;
2- pascoli: sono aree sottoposte al pascolo regolare;
sono compresi in questa dizione anche i pascoli
cespugliosi e quelli arborati;
3- pascoli abbandonati: sono pascoli attualmente
invasi da vegetazione arbusti, talvolta sporadicamente
pascolati;
4- incolti: si tratta di superfici un tempo sottoposte
a coltura agricola ed attualmente e per varie
ragioni abbandonate; il loro aspetto fisionomico
è quasi sempre corrispondente a quello
di un arbusteto;
5- frutticolture: sono impianti per la produzione
di frutti tra i quali sono compresi i vigneti
e gli oliveti.
6- colture di autoconsumo: sono colture agricole
finalizzate all'uso interno della famiglia dell'agricoltore;
in genere consistono in piccoli appezzamenti di
colture in consociazione tra vite, olivo, foraggicoltura
e orticoltura.
Le formazioni forestali sono invece così
sottodivise:
1- cedui: sono compresi in questa voce tutti i
boschi governati a ceduo semplice e composto,
purché non invecchiati;
2- cedui invecchiati: sono tutti i soprassuoli
governati a ceduo che risultano avere età
superiore ad 1,5 volte il turno minimo di utilizzazione
(secondo la legge regionale n°1, 1990);
3- boschi misti a struttura irregolare: si tratta
di soprassuoli quasi sempre di prima generazione
o derivanti da degradazione catastrofica (incendi,
frane) che non presentano allo stato attuale precise
forme di governo e di trattamento selvicolturale.
4- fustaie transitorie: si intendono tutti quei
soprassuoli cedui che hanno subito un intervento
di diradamento teso ad incentivare l'incremento
legnoso in modo da poter raggiungere al più
presto la conversione del governo. Sono intesi
come fustaie transitorie anche quei boschi cedui
che pur non avendo subito alcun intervento, si
presentano già con uno sviluppo tale da
avere assunto naturalmente la fisionomia di un
alto fusto;
5- fustaie coetanee: sono soprassuoli boscati
governati a fustaia, aventi per lo più
struttura monoplana ed aspetto coetaniforme, costituiti
da conifere allo stato puro o da latifoglie allo
stato puro ovvero dalla mescolanza dei due gruppi;
6- castagneti da frutto: sono i soprassuoli di
Castagno coltivati per la produzione del frutto
da impiegare nel settore agro-alimentare; questo
uso del suolo è poi suddiviso in ulteriori
sottocategorie che ne descrivono lo stato di coltivazione;
7- giovani impianti: si tratta di soprassuoli
boscati, di origine artificiale, con età
inferiore ad anni 10;
8- formazioni di ripa: sono formazioni di origine
naturale che si sono sviluppate lungo i corsi
di acqua primari e secondari, caratterizzate dall'essere
composti da specie igrofile;
9- Boschi al limite della vegetazione arborea:
sono formazioni che vegetano in condizioni ambientali
piuttosto limitanti a quote alle quali mantengono
forme di sviluppo contorte e prostrate.
L'ultimo gruppo è infine costituito da
aree estrattive, discariche, alvei fluviali, laghi
artificiali, aree urbanizzate, aree denudate per
erosione diffusa e affioramenti rocciosi.
Ambiente agricolo
Complessivamente nel territorio della Comunità
Montana della Lunigiana risultano 30.560 ettari
di superficie non boscata, che è per buona
parte rappresentata da pascoli e prati-pascoli
(12.76%).
Come abbiamo già accennato in precedenza
buona parte del territorio della lunigiana è
coperto da soprassuoli boscati e ben poche aree
sono soggette a attività agricola di particolare
rilievo.
Più precisamente si registrano due principali
zone con diversa attività.
La prima, situata nell'area collinare nei dintorni
dei principali abitati di versante ed è
caratterizzata da colture di tipo promiscuo finalizzate
all'autoconsumo familiare.
Le principali tipologie colturali sono qui rappresentate
dalle consociazioni tra vite e/o olivo con erbaio
e/o cerealicoltura e/o orticoltura.
Buona parte di queste colture situandosi su terreni
piuttosto acclivi, risulta sistemata a terrazze,
sostenute in genere sia da muretti a secco che
da ciglioni.
L'attività colturale risulta quindi non
meccanizzata se non in rari casi e comunque ciascun
coltivatore possiede macchine agricole di modeste
dimensioni atte soprattutto al trasporto di legna,
concimi, etc.
Nel complesso l'attività agricola di queste
aree risulta ancora efficiente anche se cominciano
a notarsi, soprattutto nei dintorni di alcuni
centri, progressivi abbandoni dei terreni meno
fertili o anche di quelli percorsi dal fuoco.
In queste aree, come si vedrà meglio più
avanti, si instaurano generalmente successioni
ecologiche piuttosto dinamiche che portano nel
volgere di pochi anni alla formazione di vere
e proprie boscaglie.
La seconda area è invece situata nel fondovalle
in ambiente collinare ma a morfologia dolce. In
questa zona si incontrano appezzamenti di medie
dimensioni (con lunghezze orientate lungo la massima
pendenza di circa 100 metri) meccanizzati e sistemati
generalmente a rampe.
Le colture che vengono condotte sono generalmente
ad indirizzo foraggero; sono presenti inoltre
e per piccoli appezzamenti delle cerealicolture
e colture irrigue a Mais.
A differenza delle aree prima descritte, queste
si possono definire in condizioni di ordinarietà
in quanto le caratteristiche morfologiche e la
fertilità del terreno permettono in questo
caso una agevole meccanizzazione e discreti risultati
produttivi.
Nelle aree montane, a causa delle caratteristiche
orografiche, sono presenti varie forme di agricoltura
che nel tempo hanno risentito dell'influenza delle
caratteristiche morfologiche, della fertilità
e del tipo di clima prevalenti nell'area.
In queste zone si riconoscono ancora i segni di
un passato agricolo estremamente povero legato
alla coltivazione dei terrazzamenti ricavati sulle
pendici montane meno acclivi.
Attualmente queste aree sono state abbandonate,
se si escludono piccoli lembi di terreno, situati
spesso in pendenza e a quote sfavorevoli, coltivati
perché localizzati nei pressi di nuclei
abitativi e destinati ai bisogni di questi.
Le principali fisionomie riscontrate sono rappresentate
dal pascolo arborato nel quale le specie arboree
più frequenti sono il Cerro, il Castagno
e l'Acero campestre.
Non sono rari tratti con presenza anche abbondante
di arbusti tra i quali ricordiamo: Rovo, Lampone,
Rosa canina, Biancospino, Prugnolo, Ginestra dei
carbonai, Corniolo, Erica carnea, Erica scoparia,
Erica arborea, Brugo, Mirtillo nero, etc.; spesso
gli arbusti hanno funzione divisoria.
Lo stato colturale dei pascoli appare ordinario;
una buona parte della supreficie risulta infatti
utilizzata razionalmente attraverso l'impiego
di recinzioni mobili atte alla rotazione del pascolamento.
Non è raro l'impiego di recinzioni elettriche.
Si possono comunque descrivere due situazioni
diverse caratterizzate da un'utilizzazione a diverso
grado di razionalizzazione.
Nel caso di pascolamento turnato abbiamo un cotico
quasi sempre continuo, costituito spesso da specie
di medio valore pabulare (siamo nella fitocenosi
del festuceto); questa tipologia generalmente
interessa superfici di buona fertilità
e non eccessivamente pendenti.
Nel caso invece di pascolamento non turnato il
cotico risulta quasi sempre interrotto da sentieramento,
compaiono con frequenza specie con scarso valore
foraggero come ad esempio Brachypodium pinnatum,
Carlina vulgaris, Carlina acaulis, Asphodelus
albus, etc. nonché specie arbustive quali
quelle nominate precedentemente.
Ambiente forestale
Dai dati che sono stati raccolti risulta che su
una superficie boscata complessiva di circa 72.112
ettari, il 79% risulta occupata da cedui; questa
fisionomia di soprassuolo risulta la principale
è più diffusa in relazione soprattutto
alla distribuzione in senso altimetrico delle
aree boscate.
Analizzando la ripartizione dei popolamenti in
relazione alla categoria funzionale che essi assolvono,
osserviamo che la maggior parte del territorio
è occupata da boschi di scarso valore produttivo
(64%).
L'altra quotaparte di maggior peso (28%) è
rappresentata da soprassuoli con funzione di difesa
idrogeologica costituiti per lo più da
boschi cedui invecchiati a prevalenza di Faggio.
Nel complesso abbiamo soltanto il 5% di boschi
con produzione di valore, rappresentati da soprassuoli
di origine artificiale costituiti da conifere
o misti di latifoglie e conifere; pochissimi sono
i boschi autoctoni che rientrano in questa categoria.
Questa analisi offre un quadro piuttosto chiaro
della situazione economico-produttiva dell'area,
caratterizzata da regimi fondiari estremamente
parcellizzati e da una tradizione forestale che
non ha mai cercato di sviluppare a pieno le potenzialità
produttive dei boschi che in alcune aree sono
senz'altro superiori alla consuetudinaria estrazione
di legna per combustibile.
D'altra parte va evidenziato come le scarsa accessibilità
ai soprassuoli abbia sempre agito come forte elemento
di limitazione e come la mancanza di un esempio
di conduzione forestale pubblica abbia impedito
la nascita di attività forestali più
remunerative a favore di una stagnazione in pratiche
selvicolturali dettate dalle esigenze di un'economia
rurale povera e limitata.
Soprassuoli cedui
Come risulta dai rilievi eseguiti questo tipo
di soprassuolo è di gran lunga il più
diffuso e va a costituire, il 79 % di tutta la
superficie boscata; l'aliquota maggiore, l' 81
%, è caratterizzata dalla diffusione di
cedui normali, mentre la rimanente porzione, al
contrario, è formata da formazioni invecchiate.
Il fatto che il ceduo sia la forma di governo
principale è riconducibile alle caratteristiche
morfologiche del territorio della Lunigiana a
causa degli estesi versanti a forte pendenza e
non sempre accessibili e per la relativa fertilità
dei suoli molto spesso superficiali e ricchi di
scheletro.
Complessivamente si osserva una utilizzazione
non regolarizzata nel tempo che risente soprattutto
di un rallentamento nella pratica del taglio nel
periodo di cattiva congiuntura del mercato della
legna da ardere verificatosi negli anni settanta;
ciò ha portato ad un accumularsi di soprassuoli
oggi nelle fasce di età comprese tra i
20 e i 25 anni .
Questa tendenza si è interrotta da circa
15 anni ed ha invertito l'andamento con un trend
positivo fino agli anni attuali dove si registra
ancora un incremento delle superfici di taglio
ogni anno.
Va comunque sottolineato che le utilizzazioni
sono concentrate su soprassuoli ad elevata presenza
di specie quercine in risposta alla richiesta
nel mercato locale di combustibile legnoso di
buona qualità.
Si è potuto comunque osservare che in questa
zona le utilizzazioni non sono mai state sospese,
in contrasto con la diffusa tendenza a non effettuare
alcuna operazione colturale nelle zone marginali
o impervie, per motivi di economia del taglio
stesso, che spesso risulta a macchiatico negativo.
I tagli non sempre risultano razionali o frutto
di una turnazione precisa, soprattutto nel Faggio
dove interessano piccolissime superfici a scacchiera,
alle quali non può essere data importanza
né spiegazione se non in un regime familiare
di autoconsumo.
Quest'ultima considerazione vuole riaffermare
la necessità di porre delle regole precise
alle utilizzazioni boschive soprattutto per ciò
che concerne i soprassuoli cedui invecchiati per
evitare da una parte la rinuncia a destinazioni
produttive ancora valide e dall'altra l'ingresso
di utilizzazioni di rapina ad elevato costo ambientale.
Castagneti da frutto
La coltura del castagneto da frutto si è
ridotta molto nel tempo ed oggi, quelle che un
tempo erano estensioni uniformi per decine di
ettari, si presentano come un mosaico di strutture
differenti tra loro; questa realtà è
determinata dall'alternanza di cedui di diversa
età a cui si affiancano tratti di castagneto
da frutto ancora in coltura o, più spesso,
nei vari stadi di abbandono.
La conferma dell'avvenuta contrazione della superficie
castanicola giunge inoltre dal confronto tra la
carta dell'uso del suolo aggiornata al 1982 e
la situazione attuale, fotografata dal Piano di
Forestazione e Sistemazione Idraulico Forestale,
che evidenzia un significativo incremento delle
superfici a ceduo e dei castagneti abbandonati
o in fase di abbandono.
E' probabile che già verso la fine degli
anni settanta una buona percentuale dei castagneti
presenti nella Lunigiana risultasse in fase di
abbandono presentando una fisionomia mista con
il ceduo.
Con il passare degli anni il ceduo ha di fatto
conquistato buona parte degli spazi aerei all'interno
dei castagneti da frutto attuando così
una significativa trasformazione strutturale e
fisionomica di questi soprassuoli, che è
divenuta del tutta analoga a quella di un ceduo.
Castagneti da frutto
in coltura
Come appena accennato si tratta di formazioni
di limitata estensione, caratterizzate da popolamenti
isolati situati in prevalenza nei pressi di centri
abitati.
Si tratta di norma di formazioni in discreto stato
di conservazione, e questo è dovuto anche
al fatto che nel tempo sono stati preservati i
soprassuoli migliori e più sani, al contrario
di altri via via tralasciati alle normali cure
colturali e progressivamente abbandonati.
All'interno di queste formazioni vengono effettuate
delle saltuarie ripuliture, in quanto di solito
ci si limita a eliminare parzialmente gli arbusti
infestanti, i ricacci e le piante arboree indesiderate
ed a ripulire il terreno prima della raccolta
autunnale.
Il limite fra il castagneto coltivato e quello
abbandonato si presenta spesso sfumato, ed è
presumibile che sia praticata ancora la raccolta
anche in alcuni castagneti non più curati,
soprattutto dove esistono piante di particolare
importanza, sia per l'abbondanza che per la qualità
del frutto.
Può essere quindi interessante incentivare
il recupero del castagneto da frutto, vista la
funzione integrativa del reddito che ancora assume
nei piccoli nuclei rurali, con dei limiti ben
precisi però, ovvero solo nei luoghi in
cui la pendenza è ridotta e la viabilità
sufficiente, al fine di stimolare la tendenza
degli abitanti del bacino al ripristino mirato
delle zone migliori.
Castagneti da frutto
abbandonati o in fase di abbandono
Si tratta di formazioni difficilmente riconducibili
ad un unica tipologia dato che differenti sono
le cause dell'abbandono, le epoche e quindi lo
stato di successione vegetazionale, condizionato
a volte anche dall'intervento dell'uomo tramite
parziali utilizzazioni.
In alcune zone soprattutto in prossimità
degli abitati è frequente l'insediamento
della Robinia che sembra trovare condizioni favorevoli
soprattutto laddove si sono verificati frequenti
incendi, per cui spesso il vecchio castagneto
risulta trasformato in un bosco misto a struttura
irregolare dove si alternano e si compenetrano
tratti con piante del vecchio ciclo ancora vigorose
con zone dove prevale il ceduo misto o quello
di Castagno.
Questi soprassuoli sono giunti a questo livello
in parte a causa della mancanza di viabilità
ed in parte per molteplici motivi di tipo ecologico
(incendi, stazioni aride, scarsa profondità
del terreno, cancro corticale, etc.) che hanno
determinato, venuta meno la presenza dell'uomo,
un fenomeno generalizzato di grave sofferenza
fisiologica delle piante da frutto.
E' necessario quindi che i soprassuoli in avanzato
stato di abbandono non vengano più considerati
come castagneti da frutto recuperabili alla coltivazione,
bensì è bene che si operi per il
recupero produttivo di queste aree attraverso
la conversione a ceduo; poche del resto sono le
zone in discreta conservazione o suscettibili
di ripristino a castagneto da frutto, in genere
situate nei pressi di centri abitati o lungo le
strade.
Come indicazione di massima quindi si può
dire che almeno dove si accede facilmente si potrebbe
effettuare il taglio a raso degli ex castagneti
e arrivare così al governo a ceduo, non
escludendo la possibilità nelle radure
più estese di effettuare piantagioni di
specie pregiate o a rapido accrescimento.
Boschi misti a struttura
irregolare
I soprassuoli che rientrano in questa categoria
non sono facilmente riconducibili ad una tipologia
di bosco ben precisa in quanto oltre ad avere
una composizione specifica diversa questi presentano,
in particolare, origini differenziate tra loro
che di fatto determinano nel tempo una diversificata
successione vegetazionale.
In definitiva si tratta comunque di soprassuoli
irregolari non solo per struttura, ma anche per
copertura arborea, che devono le loro principali
caratteristiche ad una fase di sviluppo vegetazionale,
in genere transitoria ed evolutiva verso altre
forme più o meno stabili.
Le origini che hanno determinato lo sviluppo di
queste formazioni sono molteplici, anche se nel
complesso riconducibili ad alcuni principali aspetti.
Nella parte alta della Lunigiana (T. Verde, alto
Magra e Magriola, T. Betigna) il progressivo abbandono
di alcune aree destinate all’attività
zootecnica e, anche se in minima parte, agricola
ha di fatto determinato un'evoluzione di queste
superfici con la trasformazione dei vecchi seminativi
in arbusteti misti e dei pascoli arborati in boschi
radi e a copertura irregolare, in cui sono frequenti
i felceti e gli arbusteti a ginestre e spinose.
Altro elemento di particolare importanza per lo
sviluppo di queste formazioni risulta essere stato
il fuoco che dopo il passaggio all'interno di
alcuni soprassuoli ha determinato una riduzione
della copertura arborea a vantaggio delle specie
maggiormente resistenti, il Cerro in particolare,
che sono rimaste a costituire la matrice principale
del soprassuolo.
A queste si è accompagnata, oltre alla
rinnovazione, una densa diffusione di specie minori
e arbustive (Felci, Ginestra dei carbonai, ecc.)
che hanno determinato lo sviluppo di formazioni
irregolari per struttura e copertura arborea.
L'abbandono dei castagneti da frutto è
risultato anch'esso all'origine dello sviluppo
di soprassuoli a struttura irregolare in quanto
l'insediamento di varie specie all'interno dei
castagneti è agevolato dalla copertura
leggera e discontinua di questi soprassuoli tanto
che, in assenza di adeguate cure colturali, ne
favorisce di fatto la diffusione.
Frequente risulta, infatti, la presenza di Carpino
nero, Pioppo tremolo e Robinia che, negli ex castagneti
insieme alla vegetazione erbacea ed arbustiva,
tendono ad invadere e colonizzare i vuoti di copertura
creati dalla morte dei vecchi castagni, contribuendo
così alla costituzione di boschi irregolari
di sostituzione al castagneto da frutto.
Ad intensificare questo fenomeno si aggiungono
infine gli incendi che si verificano all'interno
dei castagneti sia in coltura che abbandonati.
Fustaie
Le formazioni ricadenti in questa tipologia come
si può osservare dalla tabella riportata
precedentemente non hanno in Lunigiana una particolare
importanza.
Si tratta infatti di popolamenti distribuiti su
tutto il territorio in modo casuale, soprattutto
in relazione alle attività di rimboschimento
degli ultimi 50 anni.
Sono rappresentati soprattutto da popolamenti
di Pino nero che risultano nel complesso quelli
di età più avanzata. Gli impianti
più recenti invece sono costituiti da soprassuoli
misti, quasi sempre di conifere (Pino nero, Douglasia,
Abete bianco, Abete rosso, Pino silvestre, ecc.).
Rientrano all'interno di questa categoria tutti
quei soprassuoli di diversa composizione specifica
caratterizzati dalla contemporanea presenza di
conifere e latifoglie all'interno della stessa
formazione.
All'origine di questi soprassuoli vi sono i vari
interventi di rinfoltimento effettuati nel passato,
in epoche diverse, all'interno di quei tratti
di superficie boscata particolarmente radi o in
fase avanzata di degradazione.
|