La
sensibilità maturata negli ultimi tempi
verso i materiali lapidei tradizionali porta a
considerare con nuovo interesse anche la
pietra arenaria della Lunigiana il cui uso è
ampiamente attestato nel territorio, ma che è
stato progressivamente abbandonato nel corso della
seconda metà del XX secolo.
Per una migliore conoscenza di questo materiale
è stata effettuata una ricerca partendo
dalla constatazione di come per secoli l'arenaria
sia stata diffusamente utilizzata nell'alta e
media vai di Magra, come testimoniano monumenti
storici quali pievi, castelli e l'edilizia minore
dei borghi. Lo studio, finalizzato alla valorizzazione
dell'arenaria lunigianese, è stato orientato
sia verso una maggior conoscenza dei suoi impieghi
nel tempo, che all'acquisizione di dati geologico-tecnici
indispensabili ai fini di un nuovo utilizzo per
una moderna commercializzazione.
L'attenzione è stata rivolta in primo luogo
al riconoscimento dei luoghi storici di provenienza
della pietra, ponendo in relazione i manufatti
con i relativi siti di approvvigionamento, la
cui individuazione è stata resa possibile
attraverso la consultazione di fonti documentarie
e le informazioni ricavate da testimonianze orali.
I documenti relativi alla realizzazione di opere
monumentali, i testi dei naturalisti di età
moderna ed i capitolati d'appalto delle opere
pubbliche ottocentesche hanno consentito di venire
a conoscenza della presenza di cave attive in
Lunigiana già a partire dal XIII secolo,
mentre attraverso fonti orali si sono potute individuare
le aree estrattive ancora esistenti nel corso
del XX secolo. Una capillare ricognizione sul
territorio ha quindi permesso di riscoprire oltre
ottanta cave sparse nel comprensorio lunigianese.
Se in passato l'uso della pietra è avvenuto
sulla base di un sapere empirico tramandato attraverso
l'apprendistato, oggi per la scelta di un materiale
lapideo ci si avvale dei dati acquisiti tramite
la determinazione delle caratteristiche petrografiche,
geochimiche e fisico-meccaniche. Qui per
la prima volta viene presentata un'ampia analisi
relativamente all'arenaria della Formazione Macigno;
sono stati studiati campioni prelevati da vari
siti, in particolare nelle due maggiori aree estrattive,
quella pontremolese e quella fivizzanese, senza
tuttavia escludere ambiti minori caratterizzati
dalla presenza di non meno significative testimonianze
di impiego della pietra.
Tradizionalmente duplice è stato l'uso
dell'arenaria Macigno nel campo edilizio, sia
in opere di muratura ed ornamentali che per la
realizzazione di coperture dei tetti; nel primo
caso con l'impiego di materiale compatto nel secondo
invece utilizzando pietra facilmente lavora bile
a spacco naturale e fissile, cioè riducibile
in lastre. Questo studio ha preso in esame l'arenaria
nelle due diverse tipologie, al fine di verificarne,
secondo quanto previsto dalle normative vigenti,
l'idoneità per un rinnovato impiego nell'edilizia.
Oltre all' arenaria appartenente alla Pormazione
Macigno, oggetto primario di questa indagine,
si è anche presa in esame, per confronto,
l'arenaria dell'Unità Gottero che caratterizza
geologicamente la parte nord-occidentale del
bacino dell'alta vai Magra, dove in passato
è stata largamente utilizzata come pietra
ornamentale.
Viene dunque qui presentata una prima indagine
relativa all' arenaria, un materiale che connota
così profondamente il territorio. Di
alcune opere monumentali, attraverso le fonti
documentarie, sono state ripercorse le modalità
di realizzazione, con particolare attenzione
al cantiere; quando possibile si sono individuate
le maestranze addette (cava tori, spaccapietre,
scalpellini), i luoghi di approwigionamento,
i modi di lavorazione e di trasporto, i costi
ed i tempi di realizzazione. Ulteriori approfondimenti
potranno meglio mettere in evidenza il ruolo
e l'importanza che tale risorsa ha rappresentato
per la Lunigiana.
Attualmente la pietra arenaria appare insostituibile
nel recupero del patrimonio edilizio e la conoscenza
delle sue caratteristiche geologico-tecniche
è importante per gli interventi di restauro
conservativo o sostitutivo, poiché permette
di operare la scelta del materiale lapideo più
appropriato nei vari impieghi. Sulla base dei
dati acquisiti risulta come /' arenaria della
Lunigiana evidenzi buone caratteristiche, confrontabili
e in alcuni casi migliori, rispetto a materiali
analoghi attualmente commercializzati, a conferma
di quanto attestato da un impiego plurisecolare.
Questo volume è il risultato di una
indagine svolta capillarmente nel territorio
lunigianese nel corso di oltre un quinquennio.
La ricerca ha preso le mosse da studi petrografico-applicati
iniziati nella seconda metà degli anni
Novanta e successivamente perfezionati attraverso
la stipula di una convenzione tra il Dipartimento
di Scienze della Terra dell'Università
di Parma e la Comunità Montana della
Lunigiana, ed il contributo anche dell'Unione
Europea con l' 1. C. Leader II.
Il lavoro si è awalso della collaborazione
di varie persone che desideriamo qui ringraziare.
Siamo grati al prof Giovanni Mezzadri, Direttore
del Dipartimento, che ha sostenuto questa ricerca,
al prof Giancarlo Serri, dalle origini lunigianesi,
per l'amichevole incoraggiamento, ai professori
Renzo Valloni, Giampiero Venturelli e Luigi
Vernia per la disponibilità dimostrata
nell' esame di alcune problematiche e a Edvige
Masini per la collaborazione tecnica. Siamo
anche grati alla prof Graziella La Perla
del Dipartimento di Storia per i suggerimenti
offerti.
Per la realizzazione della mappa dei luoghi
di affioramento dell' arenaria importante è
stato il contributo degli abitanti dei vari
paesi. Siamo grati in particolare a Daniele
Cariola, per le informazioni relative all'area
di Zeri, a Giambattista Martinelli per quelle
della valle del Caprio, a Luigi Ferrari
per la valle del Taverone, a Fabio Baroni per
l'area di Caso la e al personale dell'Ufficio
Tecnico del Comune di Fivizzano e di Casola.
Ringraziamo inoltre Angelo Beghetti, Giuseppe
Romiti, Francesco Pacetti, Antonio Zanni per
la collaborazione dimostrata.
La Comunità Montana della Lunigiana,
già con l'assessore Paolo Bissoli e successivamente
con il presidente Maurizio Varese e l'attuale
Giunta, ha sempre dimostrato attenzione per
uno studio finalizzato alla valorizzazione della
pietra arenaria.
La stampa di questo volume è stata resa
possibile dal contributo della Comunità
Montana e dalla compartecipazione della Fondazione
della Cassa di Risparmio di Carrara che si è
dimostrata sensibile alle tematiche qui
affrontate; a loro va il nostro ringraziamento.