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ARENARIA
Pietra ornamentale e da costruzione nella lunigiana
   
   
Progetto Comunità Montana della Lunigiana
   
Autore Gianfranco Di Battistini, Caterina Rapetti
   
Anno 2003
   
Pagine 269
   
Note Pubblicazione realizzata con il contributo di Comunità Montana della Lunigiana e Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara
   
   
Indice
   
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Contenuto  
   
La sensibilità maturata negli ultimi tempi verso i materiali lapidei tradizionali porta a con­siderare con nuovo interesse anche la pietra arenaria della Lunigiana il cui uso è ampiamente attestato nel territorio, ma che è stato progressivamente abbandonato nel corso della seconda metà del XX secolo.
Per una migliore conoscenza di questo materiale è stata effettuata una ricerca partendo dalla constatazione di come per secoli l'arenaria sia stata diffusamente utilizzata nell'alta e media vai di Magra, come testimoniano monumenti storici quali pievi, castelli e l'edilizia minore dei borghi. Lo studio, finalizzato alla valorizzazione dell'arenaria lunigianese, è stato orien­tato sia verso una maggior conoscenza dei suoi impieghi nel tempo, che all'acquisizione di dati geologico-tecnici indispensabili ai fini di un nuovo utilizzo per una moderna commer­cializzazione.
L'attenzione è stata rivolta in primo luogo al riconoscimento dei luoghi storici di provenienza della pietra, ponendo in relazione i manufatti con i relativi siti di approvvigionamento, la cui individuazione è stata resa possibile attraverso la consultazione di fonti documentarie e le informazioni ricavate da testimonianze orali.
I documenti relativi alla realizzazione di opere monumentali, i testi dei naturalisti di età mo­derna ed i capitolati d'appalto delle opere pubbliche ottocentesche hanno consentito di venire a conoscenza della presenza di cave attive in Lunigiana già a partire dal XIII secolo, mentre attraverso fonti orali si sono potute individuare le aree estrattive ancora esistenti nel corso del XX secolo. Una capillare ricognizione sul territorio ha quindi permesso di riscoprire oltre ot­tanta cave sparse nel comprensorio lunigianese.
Se in passato l'uso della pietra è avvenuto sulla base di un sapere empirico tramandato attra­verso l'apprendistato, oggi per la scelta di un materiale lapideo ci si avvale dei dati acquisiti tramite la determinazione delle caratteristiche petrografiche, geochimiche e fisico-meccani­che. Qui per la prima volta viene presentata un'ampia analisi relativamente all'arenaria della Formazione Macigno; sono stati studiati campioni prelevati da vari siti, in particolare nelle due maggiori aree estrattive, quella pontremolese e quella fivizzanese, senza tuttavia escludere ambiti minori caratterizzati dalla presenza di non meno significative testimo­nianze di impiego della pietra.
Tradizionalmente duplice è stato l'uso dell'arenaria Macigno nel campo edilizio, sia in opere di muratura ed ornamentali che per la realizzazione di coperture dei tetti; nel primo caso con l'impiego di materiale compatto nel secondo invece utilizzando pietra facilmente lavora bile a spacco naturale e fissile, cioè riducibile in lastre. Questo studio ha preso in esame l'arenaria

nelle due diverse tipologie, al fine di verificarne, secondo quanto previsto dalle normative vi­genti, l'idoneità per un rinnovato impiego nell'edilizia.
Oltre all' arenaria appartenente alla Pormazione Macigno, oggetto primario di questa inda­gine, si è anche presa in esame, per confronto, l'arenaria dell'Unità Gottero che caratterizza geologicamente la parte nord-occidentale del bacino dell'alta vai Magra, dove in passato è stata largamente utilizzata come pietra ornamentale.
Viene dunque qui presentata una prima indagine relativa all' arenaria, un materiale che connota così profondamente il territorio. Di alcune opere monumentali, attraverso le fonti documentarie, sono state ripercorse le modalità di realizzazione, con particolare attenzione al cantiere; quando possibile si sono individuate le maestranze addette (cava tori, spaccapietre, scalpellini), i luoghi di approwigionamento, i modi di lavorazione e di trasporto, i costi ed i tempi di realizzazione. Ulteriori approfondimenti potranno meglio mettere in evidenza il ruolo e l'importanza che tale risorsa ha rappresentato per la Lunigiana.
Attualmente la pietra arenaria appare insostituibile nel recupero del patrimonio edilizio e la conoscenza delle sue caratteristiche geologico-tecniche è importante per gli interventi di re­stauro conservativo o sostitutivo, poiché permette di operare la scelta del materiale lapideo più appropriato nei vari impieghi. Sulla base dei dati acquisiti risulta come /' arenaria della Lunigiana evidenzi buone caratteristiche, confrontabili e in alcuni casi migliori, rispetto a materiali analoghi attualmente commercializzati, a conferma di quanto attestato da un im­piego plurisecolare.

Questo volume è il risultato di una indagine svolta capillarmente nel territorio lunigianese nel corso di oltre un quinquennio. La ricerca ha preso le mosse da studi petrografico-applicati iniziati nella seconda metà degli anni Novanta e successivamente perfezionati attraverso la stipula di una convenzione tra il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Parma e la Comunità Montana della Lunigiana, ed il contributo anche dell'Unione Europea con l' 1. C. Leader II.
Il lavoro si è awalso della collaborazione di varie persone che desideriamo qui ringraziare. Siamo grati al prof Giovanni Mezzadri, Direttore del Dipartimento, che ha sostenuto questa ricerca, al prof Giancarlo Serri, dalle origini lunigianesi, per l'amichevole incoraggiamento, ai professori Renzo Valloni, Giampiero Venturelli e Luigi Vernia per la disponibilità dimostrata nell' esame di alcune problematiche e a Edvige Masini per la collaborazione tecnica. Siamo an­che grati alla prof Graziella La Perla del Dipartimento di Storia per i suggerimenti offerti.

Per la realizzazione della mappa dei luoghi di affioramento dell' arenaria importante è stato il contributo degli abitanti dei vari paesi. Siamo grati in particolare a Daniele Cariola, per le informazioni relative all'area di Zeri, a Giambattista Martinelli per quelle della valle del Ca­prio, a Luigi Ferrari per la valle del Taverone, a Fabio Baroni per l'area di Caso la e al perso­nale dell'Ufficio Tecnico del Comune di Fivizzano e di Casola. Ringraziamo inoltre Angelo Be­ghetti, Giuseppe Romiti, Francesco Pacetti, Antonio Zanni per la collaborazione dimostrata.
La Comunità Montana della Lunigiana, già con l'assessore Paolo Bissoli e successivamente con il presidente Maurizio Varese e l'attuale Giunta, ha sempre dimostrato attenzione per uno studio finalizzato alla valorizzazione della pietra arenaria.
La stampa di questo volume è stata resa possibile dal contributo della Comunità Montana e dalla compartecipazione della Fondazione della Cassa di Risparmio di Carrara che si è di­mostrata sensibile alle tematiche qui affrontate; a loro va il nostro ringraziamento.