Sull'occupazione
tedesca, e sulla Lotta di Liberazione in Lunigiana,
non poche sono le pubblicazioni fondate su una
vasta documentazione e su molteplici testimonianze,
cominciando da quell'aureo libro che è
«Un uomo, un partigiano» di Roberto
Battaglia, colui che diverrà uno dei più
famosi storici della Resistenza Italiana e che
tra Lunigiana e Garfagnana, come commissario della
Divisione «Lunense» dall'agosto
al novembre 1944, aveva ben conosciuto la nostra
terra.
Un Convegno venne dedicato, nel 1986, a quel crocevia
che è la VaI di Magra, retrovia della Linea
Gotica Occidentale. E relazioni sulla Resistenza
in Lunigiana sono state tenute in altri convegni,
di cui pure sono stati pubblicati gli atti, quelli
di Villa Marigola (La Spezia) nel 1984, di Genova
nel 1985, di Massa e di Lucca nel 1994.
Durante i Convegni sovraccennati, e nelle varie
pubblicazioni, anche i problemi del clero nella
Resistenza sono stati trattati. Ultimamente, alla
fine di marzo 1995, un convegno specifico è
stato dedicato a «Clero e Resistenza»
nelle province di Massa Carrara, La Spezia e Parma,
ma di una fonte particolare, quella dei libri
cronistorici parrocchiali, poco finora si è
fmito.
A questa lacuna il Comitato Provinciale per le
celebrazioni del 50° anniversario della Liberazione
e l'Istituto Storico della Resistenza Apuana cercano
ora di rimediare, attraverso la fatica di Marco
Diaferia. Questi già aveva fornito, con
la sua tesi di laurea e con altri interventi in
giornali e riviste, un'anticipazione del lavoro
che qui viene offerto al lettore.
Ora egli ci presenta i diari cronistorici di tante
parrocchie della diocesi di Pontremoli, che non
comprendeva tutta la Lunigiana ma soltanto quella
che già fu terra fiorentina e quella che
fu terra parmense, mentre il restante della vallata
faceva capo, come exdominio estense, alla
Diocesi di Apuania (Massa). E ben a ragione si
è ritenuto, in questo primo momento, di
raccogliere e di pubblicare i diari parrocchiali
di questa diocesi - nell' attesa di poter fare
altrettanto per le parrocchie della Diocesi di
Apuania - poiché ne fu vescovo Giovanni
Sismondo, uomo di alta levatura, che si collocò
di fronte ai tedeschi e ai neofascisti di Salò
con una posizione netta e decisa, proclamando
a voce e per iscritto che riconosceva e rispettava
i tedeschi soltanto come occupanti ma che egli
riconosceva come legittimo soltanto il governo
del sud.
I suoi interventi e le sue mediazioni sono tanto
noti che non occorre qui richiamarli: egli ne
ha lasciato il ricordo nel «Corriere Apuano»
e, poi, nella «Parola del Vescovo»,
oltre che nel noto scritto «Nei venti mesi
della dominazione tedesca (1943-1945»>.
Molti dei suoi parroci vennero arrestati e deportati
con il rastrellamento del luglio 1944, perché
ritenuti collaboratori dei «ribelli»,
e poterono ritornare ai loro paesi per il duplice
intervento, suo e del vescovo di Parma; non pochi
sacerdoti furono uccisi dai nazifascisti
durante restate del 1944.
I libri cronistorici parrocchiali, ed anche le
relazioni dei parroci stese subito dopo la fine
del conflitto, costituiscono un patrimonio documentario
particolare, indispensabile spesso, anche se non
sempre, non soltanto a rivelare i sentimenti,
i propositi, le propensioni dei parroci in quegli
anni crociali, ma anche il loro rapporto con l'occupante
tedesco, i fascisti di Salò e il movimento
partigiano. Quasi sempre, anche se filtrati attraverso
l'ottica del parroco, tralucono i sentimenti,
le aspirazioni, i timori e le speranze dei parrocchi
ani e il rapporto tra questi ultimi e il loro
pastore.
Alcuni di questi «diari» sono già
stati pubblicati o riassunti; in particolare,
ultimamente, i sacerdoti Guido Ceci e Edoardo
Mori, in un volume dal titolo «Per non dimenticare»,
hanno fatto vedere la luce alle relazioni stese
appena terminato il conflitto dai parroci della
vallata che più di ogni altra ha «pagato»,
quella del Lucido, relazioni accompagnate da altre
testimonianze.
Prevalente, anche se in forme diverse e con varie
gradazioni e cautele, appare l'avversione al tedesco
e al fascista, anche se non sempre accompagnata
da un'esplicita simpatia verso la Resistenza armata.
Fatti contingenti, momenti particolari, specie
quelli degli eccidi e delle rappresaglie, inducono
talora il parroco a valutazioni non positive,
a recriminazioni, a giudizi dettati dalle contingenze.
Non mancano peraltro - è inutile tacerlo:
il lettore lo noterà personalmente
- diari, pochi in verità, in cui il sentimento
avverso ai partigiani appare di difficile classificazione,
se cioè si tratti di rimostranze di fronte
ad atti ritenuti inopportuni (per esempio, l'attacco
ai tedeschi presso centri abitati, con il pericolo
di rappresaglie sulle popolazioni) ovvero di un'
avversione preconcetta e pregiudiziale. E un caso,
in particolare, il lettore incontrerà,
di posizioni aperte di condanna senz' appello
del movimento partigiano, biasimato in quanto
tale e in tutte le sue manifestazioni, fatta salva
la condotta personale di «qualche bravo
ragazzo».
In fondo, nella varietà delle situazioni
e delle posizioni, quali appaiono a volte in maniera
e forme manifeste, a volte più confusamente
o per una voluta e comprensibile reticenza, è
rispecchiata in qualche modo la civiltà
contadina lunigianese oggi in dissoluzione; e,
quindi, ci troviamo anche in presenza di testimonianze
che attengono ad un mondo quasi scomparso e che
si configurano, in una loro forma particolare,
come un contributo alla conoscenza dei caratteri
distintivi delle nostre comunità.
Un'annotazione ancora vorremmo aggiungere. Talora
il sentimento non del tutto benevolo e, talvolta,
non comprensivo delle moti vazioni ideali della
lotta antinazifascista e, soprattutto, dell' attività
pratica dei «ribelli», è determinato
dal «colore» delle formazioni
partigiane locali, generalmente, anche se non
sempre, garibaldine e, pertanto, ispirate
in qualche modo al P.C.I.
A questo proposito, andrebbe ancora una volta
riproposto il problema dell'inesistenza - nella
Lunigiana contadina e legata alle tradizioni e,
quindi, alla religione cattolica - di formazioni
partigiane «bianche», le quali,
provenienti peraltro dal parmense, si portarono
nell'alto prontremolese soltanto alla fine del
marzo 1945 (la Divisione «Cisa» con
le tre brigate «Beretta»).
Comprensibile è, infine, quanto si legge
in alcuni diari intorno alla lotta politica sviluppatasi
dopo la Liberazione; cioè la presa di posizione
del parroco avverso al P.C.I. specificatamente
e alla sinistra in genere.
Concludendo, la fatica di ricercatore e di illustratore
di Marco Diaferia, che ha munito di numerosissime
e interessanti note bibliografiche ed esplicative
il suo lavoro, va salutata come quella che ha
concorso a colmare lacune e, in altri casi, a
integrare una «storia», quella dell'
occupazione tedesca e della lotta di Liberazione,
che le popolazioni lunigianesi hanno scritto con
il sangue di tanti caduti, partigiani e inermi
innocenti cittadini. |