Indice pubblicazioni


DUE SECOLI DI PITTURA BAROCCA A PONTREMOLI
   
   
Autori Rossana Bossaglia, Vasco Bianchi, Luciano Bertocchi
   
Editore Sagep
   
Anno 1974
   
Pagine 176
   
ISBN 88-7058-674-X
   
Fotografie Matilde Gasparini, Ilario Bessi, Formaini, Paolo Repetto
   
Note
Gli Autori e l'Editore ringraziano la Comunità Montana della Lunigiana, la Provincia di Massa Carrara e la Cassa di Risparmio di Carrara per il sensibile contributo dato alla seconda edizione di quest' opera. Un particolare ringraziamento a Paolo Bissoli,
Assessore alla Cultura della Comunità Montana della Lunigiana. I contributi del professor Vasco Bianchi (1934-1980) vengono riproposti nella loro veste originale.
È stato però realizzato un ampio aggiornamento all'apparato critico bibliografico ad opera della professoressa Maria Luisa Bianchi Simoncelli
   
   
Indice
   
Presenze a Pontremoli della cultura pittorica italiana  
Pontremoli tra Sei e Settecento  
Il rinnovamento edilizio a Pontremoli tra Sei e Settecento  
Gli artisti e le opere  
   
Contenuto  
   
AA più di vent'anni di distanza dalla pubblicazione sulla pittura sei-settecentesca a Pontremoli, è opportuno e interessante stendere un bilancio della situazione, sia per quan­to riguarda le novità documentarie sia lo stato delle opere.
Va detto innanzi tutto che gli studi, soprattutto quelli sul Settecento, e sulla pittura in par­ticolare, si sono infittiti negli ultimi tempi e sono approdati a puntualizzazioni preziose, mettendo a fuoco specialmente l'opera dei cosiddetti maestri minori; per alcune scuole, per esempio quella lombarda di cui, come vedremo, esistono a Pontremoli begli esempla­ri, si è addivenuti a una distinzione tra le singole personalità che ha consentito di separa­re le attribuzioni, un tempo convergenti tutte sui capiscuola.
Per quanto concerne nello specifico Pontremoli, le novità sono dovute in gran parte alle ricerche degli studiosi già partecipi dell 'impresa di vent'anni fa e tenaci prosecutori sia di indagini inventariali, sia di confronti interpretativi. Si sono raggiunte precisazioni soprat­tutto sull'opera di Francesco Natali e dei suoi figli e seguaci, e anche di Alessandro Gherardini: personalità che, come altre numerose attive a Pontremoli, dimostrano sempre più quanto la committenza locale tenesse lo sguardo puntato verso varie scuole, quella fio­rentina in primis, ma subito dopo le scuole settentrionali, dall' Emilia alla Lombardia al Veneto; e ancora, verso celebri maestri meridionali, per acquisti intermediati ma soprat­tutto per commissione diretta. Pontremoli appare così un esempio privilegiato del conti­nuarsi di quegli incroci culturali tipici della nostra tradizione, dal Medioevo all'Ottocento.
Sul tema della committenza Luciano Bertocchi ha di recente prod tto un nuovo denso sag­gio. Arricchimenti sono stati compiuti nelle schede biografiche del presente volume e nel­l'elenco delle opere classificate per singoli artisti; la bibliografia di tali voci è aggiorna­ta sulle recenti pubblicazioni: ad essa rimando anche per quanto concerne il discorso di mia pertinenza, cioè per quanto riguarda gli artisti su cui mi ero soffermata nel saggio qui ripubblicato, su alcuni dei quali sono usciti di recente nuovi studi. Studi che, va detto, per quanto riguarda questo libro, rimpolpano ma non modificano notizie e giudizi espressi nel mio testo.
Novità bibliografiche si danno poi sulla villa Dosi Delfini ai Chiosi, e in particolare sui restauri che negli ultimi anni vi sono stati condotti, sia all'interno dell'edificio sia nel parco che lo circonda. A questo proposito sostanziali sono i contributi di P.A. Dosi Delfini (I Chiosi: una casa amata, in "Archivio storico per le province parmensi", IV serie, voi. XLV, 1993, pp. 55-70), che ricostruisce la vicenda delle modifiche intervenute nel tempo dentro la dimora patrizia, le alterazioni ma anche le imprese lasciate a mezzo; e spiega i criteri dei restauri compiuti entro il 1993. Dall'Ottocento alla prima metà del nostro seco­lo erano avvenuti disastrosi crolli, compresi quelli dovuti ai bombardamenti bellici, e i lavori attuali sono partiti dal secondo ordine degli archi esterni, di cui hanno inteso rista­bilire la fisionomia progettuale continuandoli anche là dove non erano mai stati eretti; e dalla ricostruzione del soffitto centrale, crollato senza che ne fosse rimasta una qualche precisa documentazione. Le recenti riprese fotografiche del soffitto, confrontate con quel­le di vent'anni fa, consentono di valutare la portata dei nuovi interventi, che si ispirano a un principio di coerenza d'immagine senza esasperazioni filologiche. Sui restauri è pure uscito un dettagliato saggio, con fotografie, dell'architetto Marco Lombardi, che ne ha diretto l'esecuzione, in un numero della rivista Polis dedicato a Pontremoli (M. Lombardi, Villa Dosi Delfini, in "Polis", II, n. 5, 1996, pp. 101-105). Si veda anche M. Listri, Presenze del passato, in AD, luglio 1997, p. 126 agg.
La villa ai Chiosi è, come si sa, uno dei punti forti del discorso sugli interventi di pittori sei/settecenteschi nella città, insieme con il palazzo Dosi-Migliavacca. Gli affreschi, sulle cui vicende ci si è già intrattenuti nei saggi di vent'anni fa, sono oggetto di puntigliose considerazioni nei nuovi studi qui contenuti, anche e appunto per quanto concerne gli interventi restaurativi. Ma la villa è pure sede di una splendida quadreria, con opere affluite in momenti diversi, sempre però nel contesto della passione amatoriale che ha contraddistinto Pontremoli dal XVII secolo e che la famiglia Dosi ha capitanato.
Oltre alle opere di Carlo Dolci, Francesco Furini, Panfilo Nuvolone, Bernardo Cavallino già menzionate nel mio saggio, va ricordata la Natività di Massimo Stanzione e la stu­penda Morte di Seneca di Luca Giordano: come si vede, testimonianze dei rapporti con la grande scuola napoletana. Proprio per quanto riguarda la scuola napoletana, si è addi­venuti a precisazioni attributive: la pala d'altare con la Morte di san Giuseppe, che veni­va compresa tra le opere del Cavallino, è più persuasivamente da considerarsi eseguita da Andrea Vaccaro, maestro assai legato al Cavallino e a questi spesso ispirato; senza che si escluda, per altro, una reciprocità di scambi. Infine, gli approfonditi studi sull'area lom­barda che sono stati condotti negli ultimi vent'anni consentono di riferire con sicurezza a Stefano Montalto (Treviglio, 1612 - Milano, 1690) il dolce e delicato dipinto con San Giuseppe falegname, riferito sino ad ora a Francesco del Cairo (per il Montalto, cfr L. Bandera Gregori, I Montalto, catalogo della mostra, Treviglio, 1985).