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ricerca, svolta anni orsono, sulle immagini devozionali
della Lunigiana mi aveva portato a visitare molteplici
chiese, che si erano rivelate inaspettatamente
ricche di opere marmoree in gran parte sconosciute.
In particolare, le diverse pale, quasi racconti
in marmo, storie di marmo appunto, che in numero
rilevante sono giunte fino a noi, mi hanno indotto
ad avviare un'indagine tesa ad individuare gli
elementi dispersi di quell' arredo marmoreo che
nel corso della Rinascenza era andato ad ornare
gli edifici religiosi dell' area lunigianese.
L'importanza, rappresentata da questi marmi per
la restituzione di un sistema culturale, che il
professor Quintavalle ha colto suggerendomi approfondimenti
ed ampliamenti dell'indagine, ha costituito stimolo
alla ricerca, che si è orientata verso
l'individuazione delle presenze culturali e delle
botteghe attive a Carrara in età rinascimentale.
TI volume è frutto di un lavoro portato
avanti negli anni. Per oltre un quinquennio insieme
a Bruno, mio marito, che ha effettuato l'ampia
campagna fotografica necessaria per la] ricerca,
ab
biamo visitato molte chiese, già appartenenti
all' antica diocesi di Luni, dalle cattedrali
del fondovalle alle chiese dei conventi, alle
cappelle ormai isolate, spesso accessibili soltanto
in occasione delle celebrazioni liturgiche; di
una ottantina di queste si presentano qui le opere
rinvenute. La ricerca ha evidenziato ben presto
la necessità di avviare un non meno impegnativo
percorso tra i materiali d'archivio dei notai
carraresi, alla lettura diretta di quei documenti
che consentissero di cogliere presenze e modi
di lavoro. Importante guida sono risultati i manoscritti
del canonico Pietro Andrei di Carrara, che nella
seconda metà del secolo scorso aveva esaminato
gli atti notarili, in una vasta indagine rimasta
in gran parte inedita. Dalla lettura dei contratti
stesi tra Quattro e Cinquecento, taluni pubblicati
per esteso in appendice al volume, mentre di altri
si offre una breve sintesi, emergono importanti
elementi per la conoscenza dell' attività
di un borgo che al marmo deve la sua principale
ragion d'essere. Vi si leggono le commissioni
di sculture ed i contratti di apprendistato; si
colgono modi e forme del lavoro, dalle richieste
di Michelangelo, l'archimagister che minuziosamente
indica qualità, quantità e condizioni
di consegna dei marmi commissionati, al rischio
di quegli scultori che si affidano alla discrezione
del committente per la stima definitiva della
loro opera. Si individuano committenze e fruitori;
si ha consapevolezza dei lunghi tempi di realizzazione
delle opere e nel contempo delle molteplici presenze
giunte alle cave per approvvigionarsi di marmi.
La produzione dell' area apuana non ha avuto fino
ad ora una adeguata attenzione complessiva; per
la ricerca hanno costituito un costante punto
di riferimento gli studi critici sulla scultura
dell' area versiliese e pisana del professor Roberto
Paolo Ciardi, cui sono anche grata per la cortese
disponibilità e per l'attenzione che ha
riservato a questo lavoro. L'indagine avrebbe
potuto continuare, approfondendo aspetti dell'
attività svolta in altri ambiti da parte
di alcune maestranze carraresi che qui si individuano;
si è ritenuto tuttavia di presentare questo
primo catalogo della scultura apuana tra Quattro
e Cinquecento, nel quale si è scelto di
dare largo spazio alle immagini, riproducenti
per la maggior parte opere ignote, mentre di quelle
note si offrono anche i dettagli che ne consentano
una più analitica lettura.
Molti mi sono stati vicini in questa ricerca,
che dedico al professor Arturo Carlo Quintavalle
al quale sono largamente debitrice, dall' ormai
lontana formazione universitaria, di costanti
stimoli e suggerimenti che hanno guidato ed indirizzato
i miei studi.
Sono grata al vescovo, Monsignor Eugenio Binini,
per la cortese attenzione che ha sempre riservato
verso questa indagine. Sono grata anche, per le
facilitazioni offerte, ai responsabili dei Beni
culturali delle diocesi di Massa e della Spezia,
ai parroci delle chiese nelle quali sono conservate
le sculture ed ai loro collaboratori, ai responsabili
ed al personale degli Archivi di Stato di Massa
e Pontremoli e di Lucca, a Monsignor Enzo Freggia
dell'Archivio Ves covile Lunense di Sarzana, ai
direttori delle biblioteche di Massa, Carrara,
Fivizzano, al dottor Carlo Bordoni, direttore
dell' Accademia di Belle Arti di Carrara.
Grazie anche alla famiglia Marianelli per aver
consentito la ripresa dell' ancona della cappella
del castello di Podenzana.
Ringrazio per i suggerimenti ed i preziosi consigli
Giusi Zanichelli dell'Istituto di Storia dell'
Arte dell'Università di Parma e gli amici
Grazia La F erla, Gianluigi Maffei, Tiziano Mannoni,
Angelo Angella, Paolo Bissoli, Alfredo Bottai
che, con contributi diversi, hanno collaborato
a questo percorso.
Un pensiero riconoscente va anche a Mauro Bertocchi,
già direttore della biblioteca di Pontremoli,
e a Ingemar Lindh, che ci hanno prematuramente
lasciato e non hanno visto concludersi un' opera
della quale abbiamo spesso discusso insieme.
Per la trascrizione dei documenti mi sono avvalsa
dell'aiuto della dottoressa alga Raffo, direttrice
dell' Archivio di Stato di Massa, e della dottoressa
Silvana Andolina che ringrazio per la costante
disponibilità.
Grazie a Bruno Sordi per la capillare campagna
fotografica eseguita per la ricerca e ad Antonio
Zanni per le preziose indicazioni relative alla
interpretazione iconografica e devozionale.
Un ringraziamento infine alle Amministrazioni
e agli enti che, nel patrocinare la pubblicazione,
hanno condiviso la finalità di questa indagine
di far conoscere un patrimonio strettamente connesso
alla storia ed alle vicende culturali di questo
territorio, ricco di una materia, il marmo appunto,
che l'ha reso noto ovunque. |