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STORIE DI MARMO
Sculture del rinascimento fra Liguria e Toscana
   
   
Autore Caterina Rapetti
   
Edizioni Electa
   
Anno 1998
   
Pagine 370
   
ISBN n.d.
   
Note Il volume è stato realizzato con il contributo di: Province di Massa Carrara e della Spezia, Comunità Montana della Lunigiana, Comune di Sarzana, Cassa di Risparmio di Carrara, Camera di Commercio di Carrara, Internazionale marmi e macchine.


   
Indice
   
Gli scultori del XV secolo  
Gli scultori del XVI secolo  
Catalogo delle opere  
Appendice  
Apparati  
Appendice documentaria  
Bibliografia  
Indice dei nomi  
Indice dei luoghi  
   
Contenuto  
   
ALa ricerca, svolta anni orsono, sulle immagini devozionali della Lunigiana mi aveva portato a visitare molteplici chiese, che si erano rivelate inaspettatamente ricche di opere marmoree in gran parte sconosciute. In particolare, le diverse pale, quasi racconti in marmo, storie di marmo appunto, che in numero rilevante sono giunte fino a noi, mi hanno indotto ad avviare un'indagine tesa ad individuare gli elementi dispersi di quell' arredo marmoreo che nel corso della Rinascenza era andato ad ornare gli edifici religiosi dell' area lunigianese. L'importanza, rappresentata da questi marmi per la restituzione di un sistema culturale, che il professor Quintavalle ha colto suggerendomi approfondimenti ed ampliamenti dell'indagine, ha costituito stimolo alla ricerca, che si è orientata verso l'individuazione delle presenze culturali e delle botteghe attive a Carrara in età rinascimentale.
TI volume è frutto di un lavoro portato avanti negli anni. Per oltre un quinquennio insieme a Bruno, mio marito, che ha effettuato l'ampia campagna fotografica necessaria per la] ricerca, ab
biamo visitato molte chiese, già appartenenti all' antica diocesi di Luni, dalle cattedrali del fondovalle alle chiese dei conventi, alle cappelle ormai isolate, spesso accessibili soltanto in occasione delle celebrazioni liturgiche; di una ottantina di queste si presentano qui le opere rinvenute. La ricerca ha evidenziato ben presto la necessità di avviare un non meno impegnativo percorso tra i materiali d'archivio dei notai carraresi, alla lettura diretta di quei documenti che consentissero di cogliere presenze e modi di lavoro. Importante guida sono risultati i manoscritti del canonico Pietro Andrei di Carrara, che nella seconda metà del secolo scorso aveva esaminato gli atti notarili, in una vasta indagine rimasta in gran parte inedita. Dalla lettura dei contratti stesi tra Quattro e Cinquecento, taluni pubblicati per esteso in appendice al volume, mentre di altri si offre una breve sintesi, emergono importanti elementi per la conoscenza dell' attività di un borgo che al marmo deve la sua principale ragion d'essere. Vi si leggono le commissioni di sculture ed i contratti di apprendistato; si colgono modi e forme del lavoro, dalle richieste di Michelangelo, l'archimagister che minuziosamente indica qualità, quantità e condizioni di consegna dei marmi commissionati, al rischio di quegli scultori che si affidano alla discrezione del committente per la stima definitiva della loro opera. Si individuano committenze e fruitori; si ha consapevolezza dei lunghi tempi di realizzazione delle opere e nel contempo delle molteplici presenze giunte alle cave per approvvigionarsi di marmi.
La produzione dell' area apuana non ha avuto fino ad ora una adeguata attenzione complessiva; per la ricerca hanno costituito un costante punto di riferimento gli studi critici sulla scultura dell' area versiliese e pisana del professor Roberto Paolo Ciardi, cui sono anche grata per la cortese disponibilità e per l'attenzione che ha riservato a questo lavoro. L'indagine avrebbe potuto continuare, approfondendo aspetti dell' attività svolta in altri ambiti da parte di alcune maestranze carraresi che qui si individuano; si è ritenuto tuttavia di presentare questo primo catalogo della scultura apuana tra Quattro e Cinquecento, nel quale si è scelto di dare largo spazio alle immagini, riproducenti per la maggior parte opere ignote, mentre di quelle note si offrono anche i dettagli che ne consentano una più analitica lettura.
Molti mi sono stati vicini in questa ricerca, che dedico al professor Arturo Carlo Quintavalle al quale sono largamente debitrice, dall' ormai lontana formazione universitaria, di costanti stimoli e suggerimenti che hanno guidato ed indirizzato i miei studi.
Sono grata al vescovo, Monsignor Eugenio Binini, per la cortese attenzione che ha sempre riservato verso questa indagine. Sono grata anche, per le facilitazioni offerte, ai responsabili dei Beni culturali delle diocesi di Massa e della Spezia, ai parroci delle chiese nelle quali sono conservate le sculture ed ai loro collaboratori, ai responsabili ed al personale degli Archivi di Stato di Massa e Pontremoli e di Lucca, a Monsignor Enzo Freggia dell'Archivio Ves covile Lunense di Sarzana, ai direttori delle biblioteche di Massa, Carrara, Fivizzano, al dottor Carlo Bordoni, direttore dell' Accademia di Belle Arti di Carrara.
Grazie anche alla famiglia Marianelli per aver consentito la ripresa dell' ancona della cappella del castello di Podenzana.
Ringrazio per i suggerimenti ed i preziosi consigli Giusi Zanichelli dell'Istituto di Storia dell' Arte dell'Università di Parma e gli amici Grazia La F erla, Gianluigi Maffei, Tiziano Mannoni, Angelo Angella, Paolo Bissoli, Alfredo Bottai che, con contributi diversi, hanno collaborato a questo percorso.
Un pensiero riconoscente va anche a Mauro Bertocchi, già direttore della biblioteca di Pontremoli, e a Ingemar Lindh, che ci hanno prematuramente lasciato e non hanno visto concludersi un' opera della quale abbiamo spesso discusso insieme.
Per la trascrizione dei documenti mi sono avvalsa dell'aiuto della dottoressa alga Raffo, direttrice dell' Archivio di Stato di Massa, e della dottoressa Silvana Andolina che ringrazio per la costante disponibilità.
Grazie a Bruno Sordi per la capillare campagna fotografica eseguita per la ricerca e ad Antonio Zanni per le preziose indicazioni relative alla interpretazione iconografica e devozionale.
Un ringraziamento infine alle Amministrazioni e agli enti che, nel patrocinare la pubblicazione, hanno condiviso la finalità di questa indagine di far conoscere un patrimonio strettamente connesso alla storia ed alle vicende culturali di questo territorio, ricco di una materia, il marmo appunto, che l'ha reso noto ovunque.