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La mostra “Gente di Toscana”


 
   

La mostra “Gente di Toscana, nostre storie nel mondo” è il frutto del primo lavoro organico che propone in modo analitico uno spaccato dell'emigrazione toscana nel mondo. Un racconto d'insieme svolto per immagini, scelte dal patrimonio esistente negli archivi pubblici, privati e “familiari” in tutta la regione. Il desiderio della Giunta regionale e della Consulta per i Toscani all'Estero era inoltre quello di rendere omaggio al coraggio, allo spirito di indipendenza e alla tenacia di quanti avevano lasciato questa terra.

Realizzata da un gruppo di ricercatori in tre anni di lavoro è composta da una settantina di pannelli ed è stata preparata in tre copie che dal 2000 ad oggi hanno visto decine e decine di allestimenti in tutta la Toscana e, soprattutto, in numerosi paesi europei, delle Americhe e dell'Australia dove più numerose sono le comunità toscane. La mostra è accompagnata da un catalogo fotografico che raccoglie centinaia di immagini.

Nel percorso espositivo si racconta l'emigrazione toscana fin dalle partenze stagionali sette-ottocentesche per arrivare a quelle del secondo dopoguerra, passando per gli anni del fenomeno di massa: l'emigrazione di milioni di italiani tra la fine dell'Ottocento e il primo dopoguerra.

In Lunigiana era già stata proposta al pubblico tra l'estate e l'autunno di tre anni fa, ma ora viene allestita in quello che sarà il suo futuro spazio fisico dove potrà essere visitata in modo permanente e da dove potrà anche essere temporaneamente inviata per soddisfare altre richieste che dovessero giungere da città e paesi italiani; per le altre due copie invece continuano gli allestimenti in giro per il mondo.

Sezione 1: Le partenze

Gli uomini da sempre si muovono, spinti dal desiderio di vedere ed esplorare nuovi territori o dal bisogno di migliorare la propria condizione di vita. Il percorso di questa prima sezione ripercorre le tracce di questi spostamenti che nel corso di due secoli, dai paesi della Toscana spesso all'epoca ancora racchiusi entro le cinte murarie medievali, si sono indirizzati verso le più diverse parti del mondo e ricostruisce la vicenda di uomini e donne che ne sono stati protagonisti.

California, 1915. Boascaioli toscani in festa nei dintorni di San Francisco.

Stati Uniti, New York, 1910. Muratori festeggiano la costruzione di un palazzo. Tra loro molti toscani e, in particolare, lunigianesi.

Sezione 2: Verso nuovi mondi

Gli spostamenti temporanei, seppur ripetuti, non bastano a risolvere i problemi derivanti dalle magre economie delle vallate appenniniche e delle aree più svantaggiate del territorio toscano. Così, dopo la metà dell'Ottocento, le partenze assumono connotazioni diverse. Ci si sposta per periodi più lunghi e ci si rivolge anche ad aree più distanti; diventano mete le vallate francesi d'oltralpe, l'Inghilterra o le lontane Americhe e, per qualche pioniere, anche l'Australia.

In porti come Livorno o Genova assumono un ruolo importante le partenze dei piroscafi e le compagnie di navigazione diffondono in modo capillare sul territorio le condizioni di viaggio. Negli ultimi decenni del XIX secolo si riversano così nei porti del Nord e del Sud dell'America ingenti masse di emigranti, ignari della lingua e spesso con solo una vaga idea della loro destinazione, legata ad informazioni assunte attraverso parenti o conoscenti.

Partono in massa agricoltori e boscaioli, addetti all'edilizia, alle costruzioni ferroviarie, minatori, domestiche e balie, ma anche uomini dotati di professionalità come gli scalpellini di Carrara o del pistoiese, i librai lunigianesi, i figurinai e i panificatori lucchesi, imprenditori che si affermeranno con successo nelle più diverse attività.

 

Sezione 3: “… nostra patria è il mondo intero, nostro motto è la libertà…”

La costruzione dello Stato italiano e l'espansione economica che porta al decollo industriale dell'età giolittiana hanno dato parallelamente luogo alla crescita dell'opposizione sociale e politica degli anarchici e dei socialisti e alla formazione di quelle strutture organizzative del mondo contadino e operaio che saranno uno dei tratti caratterizzanti della storia del Novecento.

Nei periodi in cui lo scontro politico e sociale in Italia si fa più violento e le persecuzioni, i processi, gli anni di confino e di carcere si sprecano, molti lavoratori sono costretti a lasciare l'Italia anche come esuli politici. Per molti militanti diviene abituale girare di nazione in nazione, in cerca di lavoro o con il parziale sostegno dei conterranei che anche all'estero danno vita a gruppi e circoli che oltre alla propaganda si occupano attivamente della solidarietà sociale.

Argentina, Buenos Aires, 1912. Lo sbarco degli emigranti da un bastimento.

Brasile, Mato Grosso, 1928. Boscaioli e carbonai di Gavinana (Pistoia)

Sezione 4: Fra le due guerre

Il “sogno americano” già in crisi per il richiamo sotto le armi durante la prima guerra mondiale di molti uomini emigrati, viene quasi del tutto spazzato via dalle leggi sull'emigrazione del dopoguerra che limitano fortemente la percentuale di italiani ammessi negli Stati Uniti.

Fra le due guerre le condizioni di vita e di lavoro peggiorano, mentre cresce una nuova ondata di repressione politica che costringe di nuovo all'esodo forzato migliaia di persone.

Le destinazioni restano varie, ma soprattutto negli anni Venti predomina quella più vicina ed accogliente: la Francia ; insediamenti che, al pari di quanto accade anche se in misura minore in altri paesi europei, diventano stabili per generazioni di Toscani. Altri si spostano nelle Americhe o verso mete ancor più lontane; più che mai raggiungono le varie parti del globo, occupati nei vari settori del mondo del lavoro, dipendenti, ambulanti, negozianti o imprenditori che provengono prevalentemente dalle zone a più precoce vocazione emigratoria, soprattutto dalla Lucchesia e dalla Lunigiana.

 

Sezione 5: Si riparte

Una volta finita la guerra, molti speravano di poter restare in un'Italia che permettesse a tutti di non partire per cercare lavoro lontano da casa. Invece si riparte, verso ogni meta dove ci sia lavoro, conterranei accoglienti con attività già avviate o imprese che richiedano il lavoro dei Toscani.

La fotografia ormai è divenuta indispensabile per documentare la partenza e tenere i legami con le famiglie e i compaesani; ma la documentazione fotografica ci permette così di visualizzare anche le storie non a lieto fine, come quelle dei minatori occupati nel Belgio in miniere pericolose e disastri come quelli di Marcinelle, ai quali anche i Toscani hanno dato il loro contributo di morti.

Per la maggior parte dei Toscani comunque le partenze sono ora meno avventurose che nel passato, sia per il miglioramento dei collegamenti, ma soprattutto per la prevalenza di partenze con contratti di lavoro già stipulati. Anche le aspettative di rientro si realizzano più spesso; periodi di lavoro all'estero sono seguiti da rimpatri anche definitivi a godere nella zona natale il reinvestimento in qualche attività locale dei guadagni realizzati con sacrificio, oppure si aspetta il periodo della pensione per il rientro definitivo.

 

Sezione 7: Il rapporto con la terra d'origine

I rapporti tra coloro che emigravano e la terra natia non furono certo facilitati o favoriti dallo Stato che del “grande esodo” sin dall'inizio non si prese cura ed anzi iniziò a fare la conta ufficiale di quelli che erano partiti solo nel 1876.

Diffuse ed importanti nel contesto sociale del mondo dell'emigrazione furono le Società di Mutuo Soccorso, ma anche nella terra d'origine forte fu, soprattutto a cavallo tra i due secoli, lo sforzo per mantenere vivi i contatti con coloro che erano stati costretti ad andarsene. Spuntarono qua e là in tutta la regione periodici rivolti in particolare al mondo dell'emigrazione, di varia matrice ma con li stessi intenti.

Ma i rapporti più stretti e concreti gli emigrati stessi mantennero con i loro paesi, la loro gente.

 

Sezione 8: La Consulta regionale dei Toscani all'Estero

La Regione Toscana , tra le prime in Italia, nell'agosto 1977 istituì la Consulta dell'Emigrazione ed Immigrazione, delineando gli interventi a favore dei lavoratori emigrati e loro famiglie. Per la totale dedizione, l'esperienza e la capacità operativa del primo Presidente, Mario Olla, la Consulta iniziò subito con successo la propria attività rivolta principalmente a contattare e costituire le associazioni ed a far conoscere ai giovani la cultura e la terra dei padri.

In anni più recenti la Consulta , in stretto rapporto con la Regione Toscana è stata ancor più attenta e sensibile al rapporto con i giovani toscani all'estero, cosciente che si deve investire su di loro per impostare il futuro; sono iniziati così i corsi di lingua a Siena e Viareggio, i corsi di formazione professionale presso aziende toscane leader nei loro settori, le Conferenze Mondiali dei Giovani Toscani le cui prime due edizioni si sono svolte a Montecatini e a Viareggio-Marina di Carrara.