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CENTRO DI DOCUMENTAZIONE EMIGRAZIONE LUNIGIANESE
 

Per terre assai lontane: i Lunigianesi nel mondo

Sono sempre state molte le ragioni per le quali gli uomini e le donne si sono spostati dalla loro terra di origine: il Centro di Documentazione dell'Emigrazione Lunigianese intende occuparsi soprattutto della storia di coloro che sono partiti dalla Lunigiana alla ricerca di condizioni di vita migliori, spinti da una terra spesso limitata e troppo povera per garantire l'indispensabile ai suoi troppi abitanti.

La storia

Dai passaporti che gli archivi pubblici e privati restituiscono al ricercatore, si deduce che si andava a dissodare la terra in Maremma e nell'area Padana, a svolgere attività agricole in Corsica e che si partiva spesso accompagnati dal minimo per la sopravvivenza. Erano soprattutto partenze invernali, perché portavano delle bocche a sfamarsi altrove, sottraendo il peso di talune presenze a riserve alimentari che non erano sufficienti per il sostentamento di tutti. Lo osserva l'inchiesta agraria Iacini nella seconda metà dell'Ottocento: nei mesi invernali ogni famiglia di colono ed anche di proprietario coltivatore è costretta a far debiti per la provvista del cibo necessario. Anche per rimediare al deficit annuo si ricorre così all'emigrazione temporanea.
E' in questi anni che il periodo dell'emigrazione diventa sempre più lungo fino a perdere in molti casi il carattere della stagionalità; per molti è iniziata l'esperienza americana che, in pochi anni, diventerà massiccia. I censimenti ci dicono ad esempio che tra il 1864 e il 1874, mille lunigianesi del circondario di Pontremoli sono partiti per le Americhe; soprattutto in questi anni verso l'America del sud: Uruguay, Argentina.
E' questa un'emigrazione che continua nel tempo: per dare un'idea del fenomeno, basti sottolineare che nel 1889, nel registro di un parroco è annotato che, su 450 anime di un piccolo paese del pontremolese, Grondola, 100 sono in America. Le partenze verso l'oceano sembrano offrire braccia da manovalanza in agricoltura, nel taglio dei boschi, nell'edilizia, nelle miniere, nei cantieri delle strade ferrate del nord del nuovo continente.
Meta di questi decenni sono anche la Francia, l'Inghilterra.
Chi si dirige invece nelle aree settentrionali dell'Italia - nel bresciano, nella pianura padana, nel ferrarese, ma anche in alcune valli francesi - si avvia al piccolo commercio, all'attività di ambulante e svolge il mestiere di merciaio, una consuetudine antica che diventa tradizione nella vendita dei libri dando poi vita ad una categoria stanziale che sarà quella dei librai lunigianesi. Ma talvolta emergono, anche attraverso la memoria orale, notizie di occupazioni che sono ai limiti della sopravvivenza, come la vendita di immagini di santi nelle campagne dell'Argentina o l'attività di suonatore girovago nelle piazze della provincia francese: mestieri che mascherano la povertà. Le partenze e i ritorni si alternano, non sono mai definitive e spesso ci sono occasioni eccezionali per rientrare: una di queste è la costruzione della ferrovia Parma - La Spezia (1883-1894). Le molteplici opportunità di lavoro che offrono i cantieri che si sono aperti lungo la valle del Magra riportano in patria molti di coloro che erano emigrati. Il rientro dell'emigrante comporta una trasformazione del territorio ad iniziare dal risanamento delle vecchie case cadenti, aspirazione di sempre di chi parte e che diventa anche il segno del proprio successo e dell'avvenuta realizzazione di quanto prefisso con il sacrificio dell'allontanamento. I rientri mettono anche la Lunigiana in contatto con le più diverse aree del mondo dalle quali si importano le nuove mode: il sarto sudamericano dalle giacche attillate o il calzolaio che propone nuovi tipi di scarpe. Nelle case contadine arrivano nuovi oggetti: le prime caffettiere, qualche orologio a pendolo, qualche altro strumento per la cucina.

Agli inizi del Novecento ai rientri si succedono di nuovo le partenze, massicce dopo la conclusione dei lavori per la ferrovia Pontremolese; questa volta sono dirette soprattutto verso i paesi europei: la Francia, la Svizzera, il Belgio e l'Inghilterra dove i cantieri dei grandi trafori alpini, l'espansione edilizia parigina, le miniere del Belgio, richiamano ed assorbono una grande quantità di manodopera. Responsabile dei nuovi distacchi è il mancato sviluppo industriale della nostra area dove non decollano nuove imprese ma, anzi, alla fine del secolo si assiste alla chiusura di piccole attività manifatturiere che erano state avviate nei decenni precedenti: pastifici, cartiere, concerie, stabilimenti meccanici non reggono alle trasformazioni intercorse nel paese e quindi chiudono.
Le partenze del nuovo secolo non sono caratterizzate da minori difficoltà delle precedenti; spesso l'emigrante si scontra con situazioni impreviste. Sono questi infatti gli anni dei lunghi scioperi nei paesi europei per ottenere la giornata lavorativa di otto ore senza la riduzione della paga e conseguentemente si fanno pressanti gli inviti a non tradire i lavoratori e quindi a non indirizzarsi verso quelle località. Lo scoppio della prima guerra mondiale interrompe temporaneamente le partenze e anzi per molti è causa di improvvisi rientri, per lo più quelli dei giovani destinati al fronte. Tuttavia è soltanto una parentesi visto che, terminato il conflitto, si cercherà in ogni modo di ripartire. Francia, Inghilterra, Stati Uniti, in qualche caso l'America meridionale, sono le mete di sempre, come analoghe sono le attività: manovalanza nell'edilizia, addetti nelle cucine degli alberghi, occupati in agricoltura. Molteplici testimonianze di partenze degli anni Venti ci raccontano avventurosi attraversamenti a piedi delle Alpi al confine con la Francia: episodi che non sempre si sono conclusi positivamente. Lo scoppio della prima guerra mondiale interrompe temporaneamente le partenze e anzi per molti è causa di improvvisi rientri, per lo più quelli dei giovani destinati al fronte. Tuttavia è soltanto una parentesi visto che, terminato il conflitto, si cercherà in ogni modo di ripartire. Francia, Inghilterra, Stati Uniti, in qualche caso l'America meridionale, sono le mete di sempre, come analoghe sono le attività: manovalanza nell'edilizia, addetti nelle cucine degli alberghi, occupati in agricoltura. Molteplici testimonianze di partenze degli anni Venti ci raccontano avventurosi attraversamenti a piedi delle Alpi al confine con la Francia: episodi che non sempre si sono conclusi positivamente.
Dagli emigranti giungono nel territorio con continuità le rimesse in denaro che rendono meno precaria la vita di coloro che sono rimasti nel paese. L'afflusso di denaro (moneta) è notevole, continuo e indispensabile se fa dichiarare nel 1925 ad un parroco dell'alta valle del Magra: "qui, nella vallata del Molinello, senza New York ben poche famiglie potrebbero sostenersi". Qualcun altro osserva, negli stessi anni, come il dollaro e la sterlina siano le monete più note in queste valli. Dai comitati e dalle società che raggruppano i connazionali all'estero giungono contributi per le iniziative benefiche, rivolte ad ospedali, orfanotrofi, ricoveri ecc. Nel pontremolese chiese e cappelle di rinnovano e vengono ricostruite attraverso sottoscrizioni a Londra o a New York: sono le comunità all'estero che contribuiscono anche ad innalzare monumenti ai Caduti della prima guerra mondiale.

Incominciano inoltre ad essere evidenti anche gli effetti del successo che molti connazionali hanno ottenuto all'estero: effetti che a Pontremoli nei primi decenni del secolo si manifestano in un consistente avvicendamento di proprietà: i palazzi e i poderi delle famiglie affermatesi nei commerci del XVII-XVIII secolo e ormai languenti passano tutti – nel giro di pochi decenni – nelle mani di coloro che hanno aperto proficue attività in Inghilterra. I palazzi vengono così ribattezzati con un doppio nome: a quello vecchio affiancano quello nuovo, della famiglia di un emigrante degli inizi del secolo. Anche la nuova espansione edilizia di una parte della città, la zona di Verdeno, trova le risorse nel lavoro all'estero. Negli anni seguenti, all'emigrazione per lavoro si aggiunge quella determinata da motivazioni politiche: sono numerosi infatti coloro, soprattutto aderenti ai partiti comunista e socialista, che, messisi in luce o trovatisi in difficoltà con il regime fascista, scelgono la via dell'estero.
Il secondo dopoguerra vedrà infine l'ultima grande ondata di partenze che sarà massiccia. Molti paesi dell'Appennino si spopolano e soltanto un componente di ogni nucleo familiare rimane con gli anziani genitori nella piccola proprietà di famiglia, mentre gli altri si indirizzano o verso le città vicine (quelle del nord) o all'estero, prevalentemente nell'area europea, anche se da alcune zone si continua a rivolgersi verso gli Stati Uniti e anche verso l'Australia. Sono le generazioni che tutti conosciamo, coloro dei quali la necessità della partenza è testimoniata spesso dalla profonda nostalgia per i luoghi d'origine. Una nostalgia che è, si può dire, nella valigia di molti emigranti per necessità, di questa come di ogni generazione che sogna un più o meno lontano rientro, in vista del quale ristruttura o ricostruisce la casa per ritornare in occasione delle ferie portando dei figli che spesso parlano soltanto la lingua del paese di adozione, ma per loro di nascita. Negli ultimi anni sono diventati frequenti i casi di matrimoni fra giovani nati a Londra o a Parigi con coetanei lunigianesi, i cui figli ora sono già bilingui e hanno nonni e zii in qualche città europea, sintomo di un'integrazione già avvenuta.
E' questa una breve riflessione su cento anni delle nostre partenze, di una storia che spesso abbiamo ignorato e che invece dovremmo ricostruire, per quanto possibile, puntualmente. Non possiamo tuttavia oggi anche non pensare a quei popoli che si affacciano con insistenza alle nostre frontiere; pur con tutti i problemi che le loro richieste sollevano e ai quali lo Stato deve provvedere, non possiamo non chiederci se, alla luce di questo nostro passato, noi abbiamo il diritto di respingerli.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Bibliografia

RAPETTI Caterina (a cura di), Per terre assai lontane, cento anni di emigrazione lunigianese e apuana, Comunità Montana della Lunigiana – Provincia di Massa Carrara, 1998.

RAPETTI Caterina, La provincia di Massa Carrara: terra di emigrazioni, in "La Toscana con mondo e nel mondo: migrazioni e diritti", atti del convegno, Carrara 1996. AA.VV., Almanacco pontremolese 1988, Centro Lunigianese di Studi Giuridici, Pontremoli 1987.

RAPETTI Caterina, Archivi familiari, storie, volti e documenti sull'emigrazione lunigianese, Lunigiana 1986.

BRUNELLI Carlo Bruno, I Barsan, Pontremoli 1984.

SCIANDRI Sandro Appunti ed idee per una ricerca sull'emigrazione lunigianese nell'800, in "Cronaca e storia dei Val di Magra", Aulla 1978.

QUARTIERI Pietro, L'emigrazione nella Lunigiana toscana, in "Studi Lunigianesi", Villafranca L. 1974.

MARTINELLI Gian Battista, Origine e sviluppo dell'attività dei librai pontremolesi, Pontremoli 1973.